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Nuova puntata della rubrica dedicata ai compagni di scritture poetiche nel maceratese, che stavolta vede protagonista Matteo Chiurchiù, schivo e promettente autore di Monte San Giusto, amico con cui condivido da un decennio l’intensa esperienza della bottega di scrittura La Tribù dalle Pupille Ardenti. I suoi versi si distinguono per la particolare asciuttezza e precisione, dispiegandosi su un ricordo, un’immagine, una prospettiva, trasfigurati dalla riflessione profonda sul senso di comunità, di percorso unanimemente affrontato che denominiamo Storia. La sua è una poesia dall’alto valore civile, nell’accezione più intima e morale del termine, che s’innalza nella vertigine della semplicità del testimoniare la propria ed altrui vicenda umana.

Si riprese dalla voglia
di fuggire sotto i tavoli
dalla vita rubata con gli spicci
non ebbe rifugio
né schiaffi né padroni
in una notte fuori la finestra

Se le pagine senza letizia
avessero saputo dei salti
sarebbe morto di vergogna

Era uno spasmo
ogni ritorno

* * *

Il secondo cuore di Dio
batteva l’assenza fisica del padre
e ne fece uno spericolato

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