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Eccoci alla quarta puntata delle Manifatture, e stavolta con un altro trapiantato a Macerata, Alessandro Cartoni, scrittore che dello scollamento e dell’estraneità alla collusione ha fatto bandiera. I suoi testi evidenziano un distacco dal lirismo che permea buona parte della nostra poesia nazionale, senza però rinunciare all’emozione che palpita nei versi. Si sente l’eco distinta della prosa, primario amore di Cartoni, nell’andamento fluido del dettato, tuttavia il ritmo cadenzato delle immagini avvolge il lettore conducendolo alla riflessione, vero obiettivo della scrittura, allo sguardo disincantato (ma mai cinico) sui meccanismi storici e sociali di cui siamo ingranaggio spesso incolpevole ed addolorato.

negli anni zero essere stati giovani
nemmeno vecchi
(un ceto attonito/intontito)
alimenta il senso romantico
dell’esperienza densa di zeri
che non servono
oppure servono a sapere
che lo zero è il sugo della storia
oppure l’ingrediente imprescindibile
nei circoli binari del calcolatore
racconteremo la magia dello zero
a Ground Zero in quell’ora sola
dell’anima universale
quando le torri si specchieranno
ancora e ancora e ancora
nel vuoto del Millennio

* * *

le piene antiche, lo vedi,
lasciano devastazioni
che non si cancellano,
sulla sponda del fiume
sostiamo anche noi stasera,
muti e disancorati alberi
nel paesaggio
dopo la battaglia

* * *

“tracciabili” ho detto ieri in aula
in un silenzio inquieto
tracciabili come un pezzo di carne
di manzo da supermercato
di media qualità
con l’album delle figurine appresso
che fa vedere i progressi
del prodotto
dalla nascita alla tomba
coperti dalla pellicola di un’anima
residua

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