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Siamo alla settima pagina di questo album degli scrittori in versi che, per diverse ragioni, frequentano Macerata. Uno di loro, Mauro Barbetti, è tra i partecipanti della bottega di scrittura “La Tribù dalle Pupille Ardenti” e si colloca, si capisce leggendo i suoi testi, tra coloro che hanno fatto della riflessione un punto di stazione e di slancio contemporaneamente della propria poesia.
Un lavorio della mente che conduce i suoi versi, un’analisi diuturna che non si spegne neanche di fronte al sentimento, ma che anzi del sentimento si nutre, un sentimento che ispira il ragionamento. Anche la dimensione privata, umanamente personale, acquista un respiro di comune esperienza e condiviso destino che ci fa leggere tra le parole, cucite insieme da una sensibilità sonora e retorica attenta e minuziosa, una testimonianza lucida, a voce alta, o addirittura a volte ironica, che ci impone di guardarci nello specchio, di chiederci conto della nostra presenza qui ed ora, di decidere come salvare dalla dimenticanza quella collezione di momenti che chiamiamo vivere.

AMORE ALLA FINE DEL TEMPO

Ne convieni.
Ci si ritrova
per minimi pensieri
qui dove è tardi
per nuovi schemi
e il meridiano è già ieri.

Eri e sei
a te m’annoda
la vena al braccio
che ti preme contro a sera
lo sfilaccio d’affetto
che lieve approda
sebbene ancora insieme
ai silenzi riservati
di paludi stigie.

Vige tra noi
la stessa sintassi e struttura
le stesse pause
nei ritmi sonno-veglia
gli stessi passi
a rimbalzo di parete.
Non più i voli
non l’altura.
Solo eroica resistenza.

Presenza è la morte
che compare a volte
in un confronto privato
ove non può toglierci
che uno scampolo di tempo oltre
srotolato a definirsi altrove
non ciò che è già realizzato
o si porta a resoconto.

Affronto
il lento compiersi
ma tu sappi
che lieto è stato
il cammino con te
a me
che ho lasciato
un fagotto
nel portico di sotto
come a dirti
di non dimenticare.

* * *

LA STORIA E I SUOI MORTI

(di rimando)

che viene considerata
un processo circolare
così come la descrivono annali
dentro calendari e ricorrenze
che furono lasciati
sul tappeto devastato
al limite della Storia
così anonimi
dato che il sangue è senza voce
che ne sentimmo parlare
non come favola   no
se i fatti sopravvivono
se li trovi ripetuti
a scadenze ordinate
che sarebbero stati
magari a considerarli
per puro gioco di ipotesi
altri sviluppi e deviazioni della vita

 che continuano le stesse sequenze
dentro l’azzurrina evanescenza
proiettata sui muri di riflesso

(omissis compresi)

* * *

INTER(AF)FERENZA D’ONDA

Globalizzato o globulizzato
in plasma catodico
differenziarsi non è possibile
se dici     non dici      o come lo dici
lo stesso effetto sui pavimenti
e ciò che senti non è affetto
ma solo consuetudine e consolarsi
nel consumare la vita consumando
nel passare il tempo passando.
Ridursi a esistersi o assistersi.
Assimilarsi.

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