Oggi sulle frequenze di Radio Domani abbiamo inaugurato una sorta di sottorubrica, una costola di Poesia Domani che potremmo definire in vari modi, tipo “I precari della poesia”, oppure “Giovani poeti piceni in giro per il mondo”, e per iniziare vi abbiamo presentato la grottammarese Alessandra Cava. Classe 1984, la Cava, partita dal Lido degli Aranci alla volta di Bologna, dove si è trasferita per studio e laureata in Discipline dello Spettacolo dal Vivo, ha sviluppato un’interessante carriera a cavallo tra poesia ed arte scenica, entrando a far parte di Altre Velocità, gruppo di critici drammaturgici, con cui ha curato il volume “Un colpo. Disegni e parole dal teatro di Fanny & Alexander, Motus, Chiara Guidi/Socìetas Raffaello Sanzio,Teatrino Clandestino” (Longo, 2010). Ha in seguito collaborato con «Hystrio» e «Doppiozero», mentre alcuni suoi testi poetici sono comparsi su «Il verri», «Alfabeta 2» e sulla rivista svedese «Subaltern». A tutt’oggi vive a Parigi e lavora come ricercatrice all’Università La Sorbonne. “rsvp” (Polìmata, 2011) è la sua prima raccolta.

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tu sei l’occhio, sei tutto l’occhio che sei, sei la lente,
l’obiettivo, il confluire dello sguardo, canale, sei l’immagine
immobile, immobile prospettiva sei, il non svanire –
io sto in ritratto nitido, io sto scolorata, saturata, messa
in luce, dentro i quattro lati, io sto in quattro lati buoni,
sto buona nei lati affilati, negli angoli retti dell’impressione,
sto in pezzi senza memoria nei cassetti, tacendo, io sempre
tacendo, io sempre, mai una parola, mai una parola buona –
eppure noi siamo ancora in carta, in mobile fissità, siamo in
questo spessore di carta, in leggerezza nel peso della carta –

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