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Abbiamo saltato un numero della nostra rubrica sul blog, ma non in radio, dove parlammo del Licenze Poetiche Festival. Nella puntata di ieri abbiamo invece dato un consiglio di lettura pervenutoci dal poeta Massimo Gezzi: vi proponiamo quindi di andare a ricercare il libro “I mondi”, edito da Donzelli nel 2010, opera prima del poeta e studioso di letteratura Guido Mazzoni.
Mazzoni ha studiato alla Scuola Normale Superiore di Pisa ed è stato borsista all’École Normale Supérieure di Parigi (1994-1995), Lecturer allo University College di Londra (1995-96), Fulbright Visiting Scholar alla University of Chicago (2003-04), Italian Affiliated Fellow for the Arts all’American Academy di Roma (2007), Professeur invité all’École Normale Supérieure di Parigi (2010), Visiting professor alla University of Chicago (2011). Ha pubblicato anche la plaquette La scomparsa del respiro dopo la caduta (in Poesia contemporanea. Terzo quaderno italiano, a cura di Franco Buffoni, Guerini, 1992) oltre ai saggi Forma e solitudine (Marcos y Marcos, 2002), Sulla poesia moderna (Il Mulino, 2005), Teoria del romanzo (Il Mulino, 2011). Coordina, per la Mondadori, l’edizione commentata delle poesie di Montale (2003- ). Ha diretto, con Alberto Casadei, la collana di poesia «Arte poetica» (Luca Sossella editore, 2007-2009); fa parte del comitato di lettura della collana «Nuova poetica» (Transeuropa). È fra i fondatori del premio letterario Stephen Dedalus (2005- ) e del sito letterario «Le parole e le cose» www.leparoleelecose.it (2011- ). Fa parte del comitato direttivo della rivista di teoria e critica letteraria «Allegoria», del comitato direttivo e scientifico del Centro Studi Franco Fortini e della rivista «L’Ospite ingrato».
Intanto che vi sia possibile rintracciarne il libro, ecco un piccolo assaggio:

Elephant and Castle

Gli stormi scossi quando il treno
esce dalla terra, il cielo nero
oltre gli sciami dei segnali e il vento
che nasce tra i binari e si disperde
tra i capannoni, le serre abbandonate, le colonne
dei camion nella nube, l’erba medica
ai lati della strada, nel colore
che copre la città mentre le luci
dei lampioni colpiscono le nuvole –

e la calma di quando si comprende
che la vita esiste e non significa,
mentre il vagone ridiscende e il vostro
volto riflesso scompare dalla plastica
dove le dita muovono la brina.

Essere questo, nella prima
onda del ritorno, un vuoto liquido
sopra la rete delle strade, un giorno
che ripete se stesso;
quando si impara a vivere il presente
senza pensare di non appartenergli e la grande
periferia da attraversare è il mondo vero,
il proprio posto nel campo delle forze.

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