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In questa bizzarra estate, spesso a Poesia Domani ci siamo occupati di eventi e manifestazioni che hanno ravvivato la scena marchigiana, ma ora ci sentiamo di dedicarci ad una breve interruzione della vita “mondana” per gustare insieme un prezioso volumetto, un concept book lo si potrebbe definire, di uno dei migliori tra i giovani poeti italiani, cioè il veneto Italo Testa. Il libro si intitola La divisione della gioia, ed è stato pubblicato dall’importante casa editrice toscana Transeuropa nel 2010: già da subito il valore di questo testo si è rivelato a lettori e critica ed il successo è stato tale che già nel 2011 è arrivata la seconda edizione, quasi un miracolo per questo trascurato settore editoriale.
Dicevamo che potrebbe essere descritto come un concept book, un romanzo in versi, un monologo d’amore, ovvero una sorta di dialogo a una voce che acquista alternatamente forme maschili e femminili che si richiamano, si scontrano, si cancellano, si confondono, attraversando i territori dell’animo e delineando i contorni di un paesaggio emotivo e figurativo sospeso tra le distorsioni dark dei Joy Division e la metafisica silenziosa dei quadri di Edward Hopper. Su un ipotetico palcoscenico teatrale si alternano tenerezza e abbandono, rapimento e paura della perdita, e che si dirama come il delta del fiume su cui i personaggi si muovono, si lasciano, si ritrovano, tra sfondi naturali e paesaggi post-industriali che ricordano il Deserto rosso di Antonioni.
Italo Testa tesse in questo suo La divisione della gioia con un ritmo fermo e implacabile, restituendoci intatta la materia dei nostri giorni, la storia di uno e l’ansia di tutti, il canto che silenziosamente accompagna la divisione del dolore e della gioia.

romea, mattina

qui ho appreso la luce sciolta sugli scafi al mattino
il bordo incandescente e l’anima buia dei rami,

qui ho imparato a dissipare gli occhi, la bocca, il fiato,
a calarmi all’alba dentro a un vestito di brina,

qui ho vegliato sui fossi le canne inanimate nel bianco
la frontalità ignara di pioppi eretti come ceri,

qui ho imparato a distinguere nel manto uniforme del giorno
l’intonaco di case insaponate nella nebbia,

qui ho perduto nell’acqua il tuo pegno raschiato dal cuore
e in un pomeriggio ignaro ho confuso i corpi e i volti,

qui ho consumato gli occhi sul volto lucente del mondo,
qui sull’argine alto mi sono inumato nel freddo.

Italo Testa - La divisione della gioia

Italo Testa – La divisione della gioia

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