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La puntata di Poesia Domani di questa settimana, come sempre alle 11.15 su Radio Domani, si occupa di poesia ma soprattutto di poeti. Sì, perché da domani prende il via l’undicesima edizione del Premio Letterario Nazionale Volponi, concorso letterario dedicato ad una delle figure di spicco della nostra letteratura, marchigiana e nazionale, Paolo Volponi, poeta e narratore, intellettuale impegnato ed uomo di cultura aperto ad un umanesimo per tutti anche nel suo ruolo di consulente aziendale prima per Olivetti e poi per la FIAT. La provincia di Fermo, organizzatrice da undici anni dell’evento, onora il ricordo dell’impegno civile di questo personaggio fondamentale nella storia contemporanea italiana con una rassegna di incontri che quest’anno vedrà come protagonista Pier Paolo Pasolini, altro intellettuale scomodo dell’Italia del dopoguerra, di cui si parlerà nei numerosi appuntamenti (potete scaricare qui il programma completo) che si svolgeranno in diverse location fino alla fine del mese di novembre per commemorare il prossimo quarantennale dalla morte del poeta di Casarsa. Ovviamente vi terremo aggiornati, anche nella nostra pagina facebook, sui prossimi appuntamenti del festival, ma oggi vorremmo cogliere l’occasione per ricordare i versi dello scrittore urbinate, solitamente in secondo piano rispetto alla sua produzione narrativa (La macchina mondiale; Le mosche del capitale; Memoriale), rilevandone la sensibilità empatica, la sommessa trasparenza, la volontà inesausta di narrare il contatto tra l’io e la realtà:

Nelle vastissime notti
io sento
il rumore dell’ossatura delle cose,
gli alberi che battono sulle strade.
La terra tesa con spasimo
che potrebbe schiantarsi
come il ghiaccio di un lago.
Io debbo reagire
per non farmi sovrastare
dal rumore del mio corpo,
per non farmi tendere come la pelle della terra.
Cerco di spezzare quelle corde
che stirano ogni cosa.

 

Paolo Volponi

Paolo Volponi

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