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Stavolta la lettura del libro è fresca, freschissima, due notti fa l’ultima pagina, e subito sento la necessità di parlarne. La zia Julia e lo scribacchino, di Mario Vargas Llosa, anno 1977: un racconto autobiografico, che lo scrittore, Nobel nel 2010, non dice mai se perfettamente combaciante con la realtà storica, ma che segue ed a tratti s’interseca con la sua vita, lasciando ad intendere che lo spunto di partenza è dato da esperienze personali che hanno stimolato la fantasia ed innescato il processo narrativo. Infatti, in tutta la sua opera, Vargas Llosa sostiene di seguire il metodo “realista”, e non ne sfugge in questo romanzo, in cui incontriamo Mario, detto Varguitas, che, diciottenne studente di legge a Lima, svolge attività di redazione giornalistica alla Radio Panamericana, dove incontra il genio dei romanzi radiofonici boliviani Pedro Camacho, ingaggiato dai suoi datori di lavoro per la gemella Radio Central, il quale, grazie alla sua frenesia scrittoria, farà la fortuna (anche se solo temporaneamente) della radio. Mario allaccia nel frattempo una relazione con la zia Julia, arrivata fresca di divorzio anch’ella dalla Bolivia, che rocambolescamente finirà in matrimonio.
La zia Julia e lo scribacchino vive su due piani contigui e che lentamente si intrecciano, cioè quello della storia principale e quello dei romanzi radiofonici sempre più assurdi e granguignoleschi architettati da Pedro Camacho, ma tutte e due sono caratterizzate da una prosa ampia, sinuosa, distesa nella rappresentazione di personaggi che hanno lo spessore, il sapore di persone reali, e nella descrizione del paesaggio peruviano in cui, per motivi che non sveliamo, Mario ed i suoi compagni si troveranno a viaggiare, raccontando così lo spirito del Perù, quello più profondo in tutte le sue contraddizioni. A questo stile palesemente sudamericano, fantastico eppur realistico (come ebbe a dire l’autore nel suo saggio La vertad de las mentiras, «non si scrivono romanzi per raccontare la vita, ma per trasformarla, aggiungendovi qualcosa»), si aggiunge una volontà critica di analisi della sua Nazione, del popolo e della cultura in cui Mario vive che ben si rispecchia nella carriera politica condotta nella realtà da Vargas Llosa contro le dittature ed il malcostume politico in Perù.
Il libro nel complesso risulta divertente e trascinante, seppur denso e articolato nell’alternanza tra realtà e finzione radiofonica, e la lettura vi abbraccerà tracinandovi nel chiassoso e picaresco mondo della Lima degli anni Cinquanta.

Mario Vargas Llosa - La zia Julia e lo scribacchino

Mario Vargas Llosa – La zia Julia e lo scribacchino

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