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Domenica prossima sarà una data che spesso tendiamo a celebrare ma non rispettare nella sua autentica funzione e missione: l’Otto Marzo. La giornata in cui tutte le donne ricordano chi ha visto i propri diritti calpestati per futili motivazioni di genere, per odio o per paura, per una negata libertà di espressione e di sviluppo autonomo della propria vita. Tutto questo anche Poesia Domani lo vuole sottolineare, insieme a tutte quelle persone di sesso femminile che desiderano chiudere a chiave nel passato queste atrocità ed aprire una nuova pagina di futuro di dialogo e di reciproco rispetto. Lo vogliamo fare con un testo, forte ma sinceramente accorato, scritto da Alessandra Carnaroli, da Pesaro, che nel 2011 ha dato alle stampe il volume Femminimondo (casa editrice Polimata), in cui l’autrice si pone nella posizione di cronachista di un mondo purtroppo reale che troppe volte assume le sembianza di un incubo. Le donne raccontate/ricordate nelle poesie dall’anima e dalla scrittura infranta, nervosa e scabra, perdono la loro qualità umana, per divenire oggetti per mani accecate dalla barbarie.
Questo è un assaggio crudo ma che speriamo abbia il giusto impatto di indignazione sui nostri ascoltatori:

donna
uccisa
in casa
sua
da

ho messo le bambine da una parte
ho lavato i piatti così ero a posto potevo anche vedere la televisione sul divano
potevo uscire dicevo che andavo a buttare via l’immondizia fumavo
invece è arrivato da dietro e io gli occhi dietro ancora non ce li avevo
mi sono venuti dopo sul collo
mi  sono venuti rossi come quelli dei conigli
che ci devono vedere sotto terra
se ci sono le carote
se no muoiono di fame
e le mie gambe
che stanno una a est una a ovest sul pavimento
sono le radici del forno
le foglie sono cascate un po’ intorno
adesso la cappa le aspira insieme all’odore di fungo

Alessandra Carnaroli - Femminimondo

Alessandra Carnaroli – Femminimondo

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