il ragno insegue le notti che disperano di addormentarsi e la mattina schiudono orbite affondate, al confine con l’albore dell’ansia. il ragno conquista ogni vicolo e depista il reticolo di ciglia tese fino a germogliare nel gocciolio che il vento porta con sé. le notti allora mangiano le segnaletiche infisse nel futuro ma non nutrono, il problema è che non nutrono, anzi sfregano muri e curve fino allo slabbrarsi dei nodi della vista ed ai contenuti non resta che diluirsi, fango disperso ed irrecuperabile. il ragno certo che ne ride, ma quasi di rancore, non ignora che gli spiace ma certo non si arresta

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