Tra oggi e mercoledì prossimo Poesia Domani si concentra sull’evento del 9 dicembre Multireading al Caffellatte di Firenze che vedrà la riunione in una session di lettura e dibattito sulla poesia di alcuni bravissimi giovani poeti che gravitano nella città toscana a cui mi accluderò anch’io in una rimpatriata dopo molto tempo.
Per presentarvi questi autori, divideremo la schiera in due puntate appunto, ed iniziamo, seguendo rigorosamente l’ordine alfabetico, da Rino Cavasino, siciliano ma fiorentino d’adozione, che si occupa di poesia in lingua ed in dialetto della sua terra d’origine. I suoi testi sono comparsi in svariate riviste cartacee ed online e si caratterizzano per la loro ricerca sulla materia, sui corpi come cosmi analizzati fino nella loro essenza più muscolare e materica, scavandone il messaggio metafisico, religiosamente universale per qualsiasi lingua e tradizione letteraria.

VARICE

Nel dilatato capillare, come
una ferita che ti sfiora l’iride,
minuscola puntura d’uno spillo,
sospesa al gorgo della
pupilla, appena vacillante,
nella sua cruna d’ago ho visto il filo,
ho visto la tempesta del tuo sangue,
ne ho respirato a fondo
l’odore dolciamaro.

Il vortice del sangue è traboccato
infine, dilagato, zampillato,
dal capillare travasata in caldo
flusso, addensata la sua rossa,
pulsante nebulosa,
fiorita in rosa
di mestruo sui lenzuoli.

Poi sarà con noi anche Roberto R. Corsi, anche lui adottato dalle sponde dell’Arno, seppur da bambino, con tutto il bagaglio di idiosincrasie collegate alla città in cui si vive con prospettiva critica. Nel suo ultimo volume, Cinquantaseicozze, uscito per la casa editrice marchigiana italic, la corrosività dello humour spesso e volentieri nero e tagliente, Corsi ci racconta la sua esistenza attraversata continuamente da impennate epiche e tuffi nel prosaico, da continui rimandi all’esperienza culturale e non, lavorando su un verso discorsivo e avvolgente.

LV.

Finisco di pranzare e di sognare in fretta: il ritrarsi
del mare in tempesta ci ha portato un’enorme carogna
sfigurata – cane, felino o nutria gigante – stupiti non abbiamo saputo
distinguere. Mentre coi bagnini la isso, le fauci spalancate gl’intestini
esondanti sulla carriola, penso alla nostra sorte comune di deietti
portati qui a morire dall’onda della rabbia per un mondo
immiscibile e cieco, persino in noi. Il gonfio tumescente infiammato
mio corpo, poligonale assedio alla serenità, brucerà per mia
disposizione come questa bestia emblema che ammorba
e si fa insostenibile fumo incanalato dal vento verso la pineta. Sottraendomi
per qualche istante al nulla, vorrei urlargli negli occhi o mia carcassa
ermafrodita dov’è ora il tuo pungiglione, la scarpa cingolata dell’emarginazione
a pestarmi la guancia? Ma il rilascio del nervo sarà sufficiente sollievo.

Rino Cavasino - Roberto R. Corsi

Rino Cavasino – Roberto R. Corsi

[continua…]

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