Quando un poeta, durante tutta la sua esistenza condotta da essere umano tra gli esseri umani, impronta ogni sua esperienza ai valori fondamentali dell’incontro e del dialogo, aprendo le porte e le braccia a chiunque dimostri di apprezzare onestà e approfondimento critico come valori fondanti la nostra società, crediamo che abbia svolto appieno il suo ruolo su questo ruotante globo terracqueo.
In questa prospettiva potremmo collocare l’incontro di venerdì scorso al Licenze poetiche festival XV, in cui abbiamo avuto l’occasione, di rara intensità, di poter dialogare e confrontarci con l’eccezionale Sotirios Pastakas, autore greco che da ormai più di trent’anni dedica il suo lavoro poetico alla ricerca e all’analisi della propria contemporaneità con un sorriso consapevole della finitezza della vicenda umana e degli orrori che la storia puo’ produrre per sovrastarla, ma con la ferma convinzione che si debba sempre continuare a manifestare il proprio dissenso, a rappresentare la crepa nel vetro da cui entra la passione per un mondo migliore. L’occasione c’è stata anche per celebrare la prima edizione in italiano, per i tipi della Multimedia edizioni, di un’opera organica dell’autore, Corpo a corpo, in cui possiamo leggere in trasparenza non solo il percorso poetico ma anche i principali temi della scrittura di Pastakas.
La chiacchierata svoltasi l’altra sera si è mossa per tappe, affidandosi a parole chiave che costellano tutta la raccolta restituendone lo spirito e le direzioni, a partire dall’amicizia, il sentimento che più frequentemente ravvisiamo tra i testi, non esplicitamente ma attraverso i volti ed i nomi che compaiono in molti versi, tutti personaggi che narrano, con la loro vivida presenza, le storie e le vicissitudini di persone reali, concrete, spesso ad innescare la rappresentazione di una Grecia odierna facilmente assimilabile a tanti altri Paesi d’Europa e oltre.
L’idea di amicizia e di prossimità ha cifra del tutto concreta e questo si rispecchia anche nella relazione con gli oggetti, quelli che Vittorio Sereni (tradotto da Pastakas già nel 1981) avrebbe denominato “gli strumenti umani” e che sostanziano le poesie e le illuminano di realtà: un vaso, la cravatta, il motorino, la zuppa, la padella sono solo alcuni di un elenco molto lungo, pertinente ad un registro ordinario e alla sfera del quotidiano, dell’alimentazione o di quella straniazione tanto tradizionalmente umana che deriva dall’ebbrezza e che si riconnette a tanta letteratura anteriore.
Gli oggetti raccontano una tensione continua e convinta a voler aprire un percorso ermeneutico al lettore, ad una perseverante esposizione all’esterno (vedasi il correlativo oggettivo della veranda), in cerca di una comunicazione che, in un testo che ci sembra programmatico, porta alla produzione di una «poesia per noi tutti senza eccezione / che procediamo orfani ed eccelsi». Tutti noi combattiamo contro il flusso e tutti temiamo «la bocca fitta di denti» che «ci disossa», come Pastakas descrive la morte; tuttavia, tutti insieme possiamo dare significato a ciò che oggi costruiamo, più o meno resistentemente, ma con tutto il coraggio di cui siamo capaci. Una via per fare questo è quella intrapresa dal poeta che, prendendo avvio da dato esistenziale, piazza la carica esplosiva della visionarietà, dello squagliamento dei piani logici e cronologici fino a produrre un incendio che scaldi gli occhi del lettore, descrivendo, come nella silloge “Incipiente Alzheimer”, il perenne cammino, l’inesausta mutazione a cui ci sottoponiamo testardi e sinceramente disincantati.
Questo e molto altro troverete leggendo il libro, in via di pubblicazione e presto in libreria, di cui vi diamo qui un assaggio:

IMMAGINE SULL’ACQUA

Ho guardato nell’acqua
dall’alto degli anni e degli amori,
sicuro che avrei riconosciuto ormai
me stesso, invece ho visto un piccolo pesce
scivolarmi tra i piedi.
«Ecco la mia anima che se ne va»,
ho esclamato, ma di quanti mi hanno
dato gioia. tristezza, identità,
nessuno era lì ad ascoltarmi.
In solitudine a contemplare l’acqua
all’improvviso ho udito chiamarmi il mio
destino nelle alghe e nella sabbia. Pesce,
se la padella è il tuo destino,
non posso dire che sia migliore
il mio. Sempre naufrago con l’amo
alla gola, ho battezzato dentro l’acqua
tutte le cose che amo salvando
dalla banale fiamma appena cinque o sei ragazze,

e di poesie ancor meno.

Sotirios Pastakas

Sotirios Pastakas

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