sei stato tu, non negare, lo stomaco degli spaventi, per quanto mi salvassi da solo, ti digerivi il tuono della ribellione nel sibilo corto di sospiri dalla strada sbarrata
ed ora ti nascondi agli ostacoli e mi soffi via, come polvere scomoda, come irritato da tanta riconoscenza, lagnando insufficienze di carattere che mai ti saresti attribuito
eri una sconnessa forma di salvazione, con un’asse d’impiglio perché non ne scampasse la scarpa che si sciolse al sale dei dati di fatto
abbiamo giocato, a lungo, ma all’ultimo i dadi si sono impuntati nel farci perdere per strada e uno scroscio di foglie ci sfascia le memorie

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