cosa mi manca? lo spazio esterno: i viali, i negozi ormai sfitti, le rotonde in asfissiante successione, le siepi che traboccano dai recinti delle villette
non c’è una pietra reale intorno, che coincida con un intralcio in cui sia realmente inciampato
al pari di un mosaico di chimere incollate sul pavimento della mente, da cui molto raramente si possa staccare un dettaglio verosimile
ma questo labirinto insistente è qualcosa che deve avere un termine, e posso imporglielo solo sciogliendo la solitudine, scegliendo di avviarmi con sforzo ma convinto lungo il marciapiede che costeggia il meccanico, la sede degli amanti della sana alimentazione, gli uffici del delirio da stadio, le bandiere slabbrate di una scuola dalle mura graffiate di dubbi strutturali
poi rotolare giù tra le acacie ingrigite dalla siccità estiva, verso il parcheggio inondato di sabbia da pallavolo e finalmente raggiungere l’incrocio e sfociare nel rinato traffico del mattino

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