Favoloso quest’ultimo libro letto, Le intermittenze della morte, del Premio Nobel portoghese José Saramago, uno di quelli da inscrivere anche nella pagna “Libri di parola”, perché un titolo come questo, un incipit che fulmina («Il giorno seguente non morì nessuno») ed una storia che viaggia sui bordi del surreale e del comico, intelaiati dal genio profondamente ironico dello scrittore, non possono che essere premesse perfette per una narrazione che vi rapirà fino all’ultima pagina.
La storia, come già suggerito dalla citata prima frase, è molto semplice: alla mezzanotte che separa il vecchio ed il nuovo anno, nessuno muore più. Giovani, vecchi, sani e malati, tutti continuano a vivere, incomprensibilmente, senza motivi apparenti. In tutto il mondo? No, solo in quella che sembra essere la Nazione baciata dalla fortuna. Oppure, dalla malasorte? Perché, dopo un’immediata euforia, iniziano a manifestarsi tutte le problematiche psicologiche, personali, familiari, sociali, logistiche, politiche del caso. Della storia dei sette mesi senza morte e di come dopo questo periodo cambieranno radicalmente le cose racconta il romanzo, raffinato e umoristico al tempo stesso, scritto con una perizia ed una capacità eccazionale di stratificazione dei temi, dal filosofico al rasoterra, e di registri linguistico-narrativi, aggirando le sequenze temporali con sorniona spregiudicatezza e mescolando sapientemente una miriade di detti popolari alla politezza di un dettato degno della grandissima letteratura. Tutte queste componenti sono cucite tra loro con un acume umoristico che fustiga tutti, conservando la pietà per i semplici ma non risparmiando le classi dominanti di cui vengono messi in ridicolo se non proprio (elegantemente) alla gogna vizi, colpe, cinismi che ben conosciamo.
C’è spazio nel romanzo anche per l’amore, o almeno una specie, che coinvolgerà nientedimenoche la morte, quella che, dopo aver sperimentato questa particolare astensione dalla sua millenaria attività, cerca di rimettere a posto le cose, con qualche incidente che porterà ad un esito clamoroso della storia.
Dopo aver letto, qualche anno fa, L’uomo duplicato, che sì, aveva attratto la mia attenzione ma mi aveva lasciato perplesso, tra le altre cose per quell’atmosfera sospesa a metà tra il fiabesco ed il dechirichiano, la quale peraltro ritroviamo nelle Intermittenze, questa volta la soddisfazione è piena e mi restituisce la sensazione di un libro che mi ha arricchito e sono sicuro arricchirà anche voi.

José Saramago - Le intermittenze della morte

José Saramago – Le intermittenze della morte

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