certo lei, con bacon, aveva sempre avuto le sue difficoltà, la sua repulsione. troppa carne marcescente, troppe nicchie di oscurità, e anche stavolta, con l’opera davanti, la ruga che confinava la bocca si arcuò così tanto che anche lui se ne accorse. per questo, come spesso faceva, dal fianco le scantonò dietro, sfregandole il collo con la barba, avvicinando il bacino per farle calore, e poi appoggiò come d’uso da mesi la mano sul ventre. a lei provocò un getto di nausea, il gesto non doveva concludere quel movimento, spegneva la consolazione, e lei non s’impedì di slanciarsi in avanti, verso bacon, che pure la inquietava, lontano. quei mesi non c’erano più, il vuoto orrifico di bacon si era espanso fin dentro di lei, e lui non aveva davvero capito, era meccanico e sordo. lui alzò gli occhi sul quadro e ritrasse la barba, pur credendo opportuno tenere il ventre, quasi premendo, quasi spingendo. il sibilo del respiro di lei però chiarì tutto.

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