Probabilmente sì, non possiamo che ingozzarci di orrore, di atrocità che spalmiamo sul ritmo forsennatamente apatico delle nostre attività quotidiane, pur di consolarci, di poter apprezzare un po’ meglio ciò che la vita ci sbriciola in mano: impassibili beviamo bombardamenti su bambini, stragi d’incuria, frutto marcio di miseria, o peggio, di noncuranza; ingoiamo leggi, divieti, inani correzioni di derive, d’europa e globali, inversioni di tendenza e di etica, e non solo dal lato occidentale dell’atlantico; mastichiamo, pur senza appetito, la violenza ripetuta a ogni genere e varietà di umanità. E tutto questo bolo di macabra normalità non ci inacidisce lo stomaco: lo ingeriamo rassegnati, ci voltiamo sul fianco, assieme al consueto rimedio per quella fitta cruda allo stomaco, serrando le palpebre, aspettando che passi, che il piatto si svuoti, si secchi l’ultima goccia.

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