“E pensare che il museo è stato inaugurato da non più di cinque settimane”.
Dinu lo dice svagatamente e mi sorprende, non perché effettivamente sembra tutto lindo ed in perfetto ordine, ma perché le persone che lo affollano sembrano degli abituées di un’istituzione consolidata, tanto si muovono a loro agio tra le teche, le gigantografie ed i libri più o meno antichi.
Siamo tornati nel tardo pomeriggio, dopo la prima visita guidata del venerdì, per vedere Radu Vancu, uno dei migliori esponenti della giovane onda poetica rumena, che fa da cicerone ai tanti visitatori, curiosi di vedere, ascoltare, sfiorare le storie che compongono la gloriosa hall of fame della poesia di Romania. Poi abbiamo attraversato la piazza già gremita, in attesa dell’inizio della Notte dei Musei, che passa il tempo sorseggiando uno spritz globalista, e siamo approdati alla Libreria universitaria per ascoltare la poesia mescolarsi alla buona musica durante la “Maratonul de Poezie și Jazz”. E poi a cena con i simpaticissimi Dinu, Joana e Jordi, un’amicizia che ti tuffa sotto la superficie per condurti alle preziose profondità di un legame che di sicuro durerà.
A questo punto, sei stanco e po’ frastornato, ma di fronte a te sorride una pizza presunta piccante, in un ristorante che meno italiano non poteva essere, e riassumi la giornata, ti rendi conto che hai conversato con le migliori menti della poesia mondiale, hai assaggiato le ciliegie della periferia di Bucarest pensando a colui che le vendeva sul marciapiede per sopravvivere all’ostracismo di regime, hai camminato chilometri tra gli stili architettonici e umani più disparati, hai imparato che il catalano è abbastanza decifrabile e che anche il rumeno, alla fine, non è incomprensibile come credevi.
In mezzo, tanti fatti e tanti fotogrammi, una miriade di curiosità a stuzzicarti l’appetito della mente e saziarti per mesi almeno, che digerirai tornando ai pasti consueti. Ma ora assapora senza ingozzarti, un morso alla volta, senza perdere la fame.

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