Le nuove proporzioni si misurano toccando, facendo slittare sulle superfici e sui contorni le falangi, i palmi, la fragilità dei polsi, avendo cura di registrare le anomalie e le fessure, chiudendo l’ascolto come un canale in secca, con fiducia arresa nella materia che traluce nelle idee, nella figurazione, forse insincera, forse amorosamente a custodia, del contesto. Dall’esperimento risulta un nuovo ritratto, più irregolare, del paesaggio noto come immoto, con più accidenti e intrappoli, dove si deve per forza innalzare il grado della protesta o della dissonante lamentela, senza magari gridare ma opponendosi con impegno, come un Bartleby ammutinato.
Terminata la stagione del mutismo e le furie d’ariete d’assedio, si concepisce una strategia che sfonda i levatoi, accede alle decisioni e non si arresta alle fiaccole minacciose della resistenza. Le tende non sono ancora tolte.

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