devi riappropriarti ora della concentrazione
saltando nel fango e senza trincea, guardare
diretto alle nuvole, soffia il calcare
che non hanno piovuto
e tu ne sai la sete e da dove emerge
la sorgente cupa a graffiare, lustrare
le guance di rimorsi e gocce salate

dall’autostrada di mare che ben conosciamo
possiamo slanciarci sulle ferite di argilla
fissare in faccia le fenditure ancora aperte
e da lì suturare, come un lenzuolo
leggero sulle carezze della notte

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