Il giorno dopo, lo spavento è passato ed è momento della riflessione, o almeno di tentare di capire e ragionare su ciò che è accaduto a Macerata sabato 3 febbraio 2018, una giornata che spero resti scolpita nella memoria dei miei concittadini. Dico “spero” poiché il fatto che non ci siano stati morti e che i feriti siano state persone di colore, quindi, nel becero immaginario collettivo, estranei alla comunità, rischia il rapido scarico nel dimenticatoio dei tanti fatti di cronaca che, ultimamente, anche noi nella quieta provincia ci stiamo abituando a metabolizzare.

Tante voci hanno parlato di follia, ma sarebbe più opportuno parlare di disagio sociale e culturale, mai gestito dalle istituzioni preposte, bensì trattato meramente a livello farmacologico. Tanti hanno escluso connotazioni politiche, pur sapendo bene in quale contesto ideologico deviato, fascista e razzista, il criminale Luca Traini si sia formato. Tutti hanno stigmatizzato quell’odio razziale condannato nel capro espiatorio, ma che sotto sotto cova in molti degli accusatori, visto che tutti si sono concentrati sul fatto criminoso, ma nessuno ha speso una parola di solidarietà e di scuse verso la comunità africana colpita indiscriminatamente prima di tutto dall’indifferenza. E soprattutto si è pensato innanzitutto ad invocare il silenzio della politica, per evitare inciampi elettorali, mentre dovrebbe essere argomento principale di dibattito il perché e come quest’uomo potesse avere un regolare porto d’armi ed essere candidato in una lista elettorale, senza che nessuno intervenisse nel sanzionare comportamenti al limite, ed infine ieri totalmente fuori, della legalità.
Il dibattito va invece incentivato, il confronto e la discussione franca e pacifica ma ferma ed eticamente inflessibile devono essere la priorità, non solo a Macerata ma in tutto il Paese. Proponiamo momenti ed occasioni per riflettere, non solo con quella fetta marginale della società che potremmo definire colta ed intellettuale, ma soprattutto con la gente comune, spesso permeabile da parte di idee ed atteggiamenti violenti, denigratori, intolleranti e ignobili.
Solo quella dell’apertura puo’ essere la via migliore da percorrere e dobbiamo cominciare a percorrerla insieme a tutte e tutti, senza distinzioni di nazionalità ed ideologia, insieme.

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