sto seduto sul muretto che segue il parcheggio comune e tengo un libro in mano, curandomi di non leggerlo, solo toccarne le pagine lasciando che si sfogli da solo. solo quando l’uomo col cagnetto al guinzaglio mi sfiora, sento l’aria che mi si addensa addosso, l’odore di cattività che sprigiona dall’animale, il taglio truce dello sguardo che non crede alla libertà felice. felice il respiro permette alle utilitarie in transito di tingermi more urbano faccia, colletto della polo, pantaloni indecisamente corti e gambe ancora molto abbronzate. abbronzate anche le spalle dal verso della luce mattutina, tese a difesa, tuttavia non mi turba l’invidia che si stringe alle tende sottraendosi alla derisione che immancabilmente riserverei, e questo mi disegna uno strappo di ilarità. ilarità è nel minuto che tutto torna immobile per me, interprete della visione che mi si inventa davanti.

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