dai tamburi delle chiacchiere che ci scuotono in percussione lo stomaco, riceviamo la vergata fredda sui polpacci, sulla pieghe legnose della schiena, e il contatto imperioso si traduce in bocche scucite, urlare nel setaccio stretto dei pensieri che alle provocazioni non puoi solo sorridere e deviare, devi smettere di fissare il grilletto fare la mossa studiarne i risultati
poi ti preoccupi, e fermi il gomito a metà, nella parabola che non scaglia ma lascia scivolare, contraendo l’energia in un grumo di pasto che tiene a bada la stoppia, ora bagnata di pioggia
niente falò né salto nella rabbia ardente che si risolve in fumo

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