il vecchio dito torto fa cenno di cercare, strato dopo strato, sotto i cingoli della ruspa il tritume di ricordo e strazio, ma non ce lo dice, non urla perché la voce si è seccata, tanto l’aria è soffocante di promesse che tutti continuano a scansare sbadatamente verso il bordo degli anni, e molti, ancora da passare
le rare parole ricamano il rimpianto di un mancato rammendo delle idee, perché dall’altro versante i volti sono cambiati, ora si sfilano con un diniego, una lacerante insofferenza
la sequenza di muri in frana abbandonata ci convince che quei volti si interesseranno sempre ad altri panorami e che, ogni volta che quel dito indicherà, sarà per un’illusione frantumata che si scioglie e scompare