Cosa resta di Napoli? La vita che si flette resistendo ad ogni vettore del destino; l’espressione accartocciata, pronta a scartare un sorriso quando meno lo crederesti; la pervicacia nel pulire una sporcizia che sgorga dalla terra stessa; il mare maestoso e oleoso in cui si sciacquano le famiglie di pescatori a mergellina; san gennaro morto e rinato dal ventre di tufo giallo della sanità; un autobus che ti scivola davanti senza più un grammo di posto; la svagata serietà dei poeti, pronti a lacerare come a ricucire con una parola; lo sguardo sempre dritto a cercarti la giusta risposta negli occhi; il ritmo ossessivo del rombo dagli aerei in allontanamento; i libri giusti rinvenuti nei meandri delle giuste bancarelle a port’alba; la scattante disponibilità di chiunque venga interpellato; le promesse a braccia spalancate che si vorrebbero a tutti i costi mantenere; l’afa combattuta col delirio fatalista di un cuoppo appena eruttato dalla friggitrice; un’inquieta mobilità di corpi che scoppia continui rumori e anime intente nel divorare e riseminare i giorni

Cosa resta di Napoli?

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