Attraverso Mario Perniola, torno a Bachtin e al concetto, sostanziale in quello che vado facendo e ragionando, della dialogicità dell’arte: «il valore di un’opera e del suo autore dipendono da una tensione emozionale e affettiva che nasce esclusivamente dal rapporto con un’altra persona. L’arte non puo’ svilupparsi all’interno di una sola coscienza, né fare a meno di un riconoscimento, sia pure critico, polemico, aggressivo. Quando questo manca, si puo’ ancora fare appello a un “superdestinatario” che sta al di là della realtà empirica (come Dio, la scienza, la verità, il popolo, la storia…)». (da L’arte espansa, Einaudi)

Mario Perniola