Ciò che colpisce è la graduale, docile, inebetita accettazione (approvazione?) di un paradigma binario, oppositivo, che si presenta in modo palese come un edificio senza fondamenta: da un lato l’emigrato, che è sempre potenzialmente criminale, dall’altro l’autoctono, che è sempre potenzialmente onesto. Il corollario: chiunque si schieri dalla parte di un emigrato difende e sostiene un criminale e, per extenso, è un criminale anch’esso.
Necessità insopprimibile di individuare un nemico, pur di tacitare un disagio a cui abbiamo difficoltà a (incapacità di?) trovare un nome e un’origine in sede psicologica, sociologica, politico-economica? Sembrerebbe la spiegazione più semplice e innocua, se questo meccanismo fosse messo in pratica dall’uomo della strada, che più di tanti danni non puo’ fare. Ma se è il metodo sistematico di acquisizione di popolarità e di consenso utilizzato da di un leader politico, quali gravi e incontrollabili conseguenze ne possono derivare?

Rainews 09.08.2019

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