fatichiamo con le schiene cariche, le gambe gonfie per il cammino, e non ci facciamo illudere da una posta di riposo lungo il pendio, la salita sfreccia senza pentimenti fino al culmine invisibile
non possiamo misurare l’avanzamento dell’arranco, dobbiamo riempire i polmoni e ricordarci il ritmo dell’umiltà, cadenzato ogni gesto senza spalancarci all’affanno, il prodotto delle forze si calcolerà solo a traguardo raggiunto
magari ci aiuta scorgere oltre noi una figura nota, un appiglio che ci chiami da posizioni più agevoli, da dislivelli di fortuna, ma la propulsione è tutta nostra, l’aggancio al terreno lo affondiamo noi, con grinta e grati occhi voraci

sentiero ripido