Magari non proprio un libro estivo: non scorrevole, voluminoso, denso e vischioso, con una scrittura elettrica, eccentrica, spinta agli estremi e corposamente innervata di continue riflessioni.
Non solo una storia, bensì due, parallelamente avvinghiate, soprattutto per volontà di uno dei due protagonisti, Richard Tull, scrittore quarantenne tanto fenomenale quanto incompreso, che, dopo aver mancato il successo vero di pochissimo, si ritrova sorpassato, surclassato, gettato nella polvere dal suo fraterno nemico Gwyn Barry. Gwyn è suo coetaneo, ex compagno di stanza al college, ed è diventato un vanesio, vacuo, deserticamente arido romanziere di successo che macina soldi e celebrità, coltivando amicizie e legami influenti, sposato con una parente prossima della regina di cui sfrutta totalmente la posizione. Si è lasciato alla spalle chiunque: origini campagnole, giovinezza sbiadita ed una ex fidanzata impazzita per colpa della separazione da lui voluta.
Tutto per il successo. E questo, Richard non glielo perdona, cercando per 436 pagine di comprometterlo, di rovinargli la reputazione, di vendicarsi gettandolo nella polvere. Da queste premesse si muove L’informazione di Martin Amis, una tragicommedia complicata, spericolata e bizzosa, al ritmo schizofrenico della mente labirintica e morbosa del protagonista principale (Richard, che l’autore ci rende simpatico nella sua devastata fragilità) che corre e si arresta all’improvviso, mette il rewind e poi schizza di nuovo al presente narrativo, come un video porno visto al videoregistratore (nel 1996, anno dell’uscita del libro, c’era ancora), pieno zeppo di personaggi improbabili che si mescolano intrecciando bassifondi ed high society, in una Londra irrespirabile, degradata, un minestrone di etnie che si ringhiano contro fino a mordersi. Tuttavia, non solo la capitale britannica, ma anche le campagne desolate ed ottuse, e soprattutto gli Stati Uniti, Paese del culto per la frenesia fine a se stessa e dell’ignoranza al servizio del mercato. Amis staffila e scudiscia chiunque gli capiti a tiro con la sua sdegnata critica, mettendo in bocca a Richard derisione e disgusto per ogni manifestazione della realtà, e ne trae un romanzo affascinante nella sua violenza, ma forse troppo spesso avvitato nel suo rigetto, nell’impossibilità di vomitare, che sarebbe la purificazione dal mondo così come lo odia.
Certo, non proprio un libro estivo e non adatto a momenti di compulsione omicida (che tutti abbiamo, ogni tanto). Ma, in fin dei conti, un romanzo di ottima caratura che evidenzia l’abilità pirotecnica di Amis e che vale la pena di essere letto.

Martin Amis – L’informazione

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