Due film al cinema in due giorni: niente male. Fuori dalla norma, per la cronica scarsità di tempo, anche per il minimo accettabile di letture. Ma stavolta era il caso di fare un’eccezione. Ad un passo dal trentennale della caduta del Muro, quello che non ha bisogno di essere specificato, un capolavoro come Il cielo sopra Berlino. Il giorno dopo, un film duro e, dal mio punto di vista, dai risvolti politici, cioè Joker.
Da un lato gli angeli curiosi e golosi della realtà, dell’immanenza, desiderosi di non sapere fin dall’inizio cosa succederà e quale sia il significato dell’esistenza, per poi assaggiare il gusto ferroso del sangue e dei sentimenti. Dall’altro, l’ipotetico angelo caduto in disgrazia, l’apparente martire della società spietata, della crudissima realtà di una Gotham tanto somigliante alle metropoli statunitensi degli anni Settanta, che ribollivano di energie eversive.
Due opere diversissime, per contesto storico ed estetico in cui sono state create, per presupposti ed esiti concettuali: la leggerezza dell’incertezza si contrappone alla pressione intollerabile della predestinazione, dello stigma sociale. Tuttavia, una coincidenza me le avvicina e mette in relazione, proprio per questa difformità che le rende due facce di una riflessione sulla libertà umana.

Il cielo sopra Berlino – Joker