Seconda lettura dell’anno, non ancora completata poiché stentata, mal digeribile, zoppicante: ritrovo nella seconda fila di uno scaffale un’antologia acquistata in bancarella, uno di quei libri che pensi possa essere una chicca imprevista. Italiana, una collezione Mondadori di racconti di narratori “nuovi” all’epoca di quest’edizione fuori commercio datata 1991, composta da alcuni nomi che erano già o diverranno di lì a poco famosi (Tondelli, De Luca, Albinati, Mari e addirittura la Tamaro) ma anche da meteore della letteratura di consumo. Ecco: mescolare autori di indubbio valore, anche se ancora allo stato embrionale, con esperienze poco più che pedissequamente stucchevoli, abbarbicate ad una concezione di narrazione vetusta, ottocentesca, inutilmente roboante, mi è sembrato uno spreco, soprattutto di pagine (ben 430). Si sarebbe potuto optare per un libretto più snello ma anche più accorto nella selezione e quindi non solo più stuzzicante e soddisfacente, ma anche significativo per la definizione di un ipotetico “canone”, di un indirizzo di tensione comune. Tuttavia, come spesso capita con le operazioni antologiche, teniamoci a caro il buono (un paio degli scrittori citati, più Pino Cacucci e Bruno Arpaia) e il resto farà contorno.