Ed ora come funziona? come cambiano le cose? siamo stati terrorizzati, ma non dal virus, non dal rischio delle vite, non dalla regressione del nostro senso di sicurezza nel mondo, non dalla privazione di conoscere, intrecciare, mescolare la nostra nozione alle realtà molteplici di cui è composta l’umanità. No, tutto questo è una perdita calcolata e tollerabile, no, il vero dramma è un altro, è come rimettersi sulla strada del consumo, dello sperpero, della devastazione, del voluttuoso pencolamento sopra la vertigine, sullo sprofondo.
Quando invece la chiave di ribaltamento dovremmo essere soprattutto noi che siamo pungolati da una vita, noi che scappiamo senza mai aver visto davvero cosa ci stia inseguendo, in un’ossessione di soccombere che ha annientato la volontà di voltarsi e ringhiare in faccia al nostro terrore. Noi che sentiamo sbriciolarsi la strada da entrambi i lati, come una miccia che incenerisce senza scampo, non ci accorgiamo della deviazione che spazia tra le distese di foreste, rifugio che risucchia e difende.
Certo, rassicura di più, per questa generazione tremante, il gancio infilato nella gola, essere trascinati dal nostro stesso livore ad impolverarci nella rassegnazione, senza conoscere metodologie sovversive per combattere ciechi ma assetati di rivincita. A sipario calato però, neanche gli applausi ci verranno concessi, ma solo una voragine senza voci, senza la gioia quasi puerile della salvezza, senza la vita che prosegue il suo brusio.