Dietro richiesta, ho scritto qualcosa che raccontasse il rapporto tra me e la mia anima, e questo è ciò che mi è riuscito:

negli incontri sfiorati avremmo potuto
spostare una spalla mostrandoci disposti
al contatto di unghie, nocche, punte
dei gomiti, a chiarire gesti fraintesi
aprire un rito di parole, cortesie da tè
commentando pasticcini per sfoltire
la diffidenza – sarebbe parsa la distanza
solo una trappola a cui ci congratulavamo
di essere sfuggiti
invece le occasioni
sono tutte sfumate, il tè freddo nel lavandino
neanche una briciola è stata morsa e per le scale
estranea anche l’educazione di un cenno,
un attestato di esistenza