Da diversi anni girava per le librerie di casa, probabilmente cercando di non disturbare o farsi notare il meno possibile, cosa assai difficile visto il rosso acceso della sua copertina. E, in questi primi giorni di riposo dalle fatiche scolastiche, non è sfuggito alla mano che aveva ormai deciso: l’ho preso e l’ho letto davvero velocemente, anche per la curiosità che mi spingeva da tempo verso questo autore, di cui colpevolmente non avevo ancora letto nulla.
In molti mi hanno detto che Norwegian wood è un libro anomalo nella produzione di Murakami, più avvezzo ad una dimensione surreale ed onirica, mentre qui vediamo un aspetto più personale e introspettivo dell’autore, che si misura con i nodi fondamentali dell’esistenza umana. Questo libro è impregnato dall’imponente presenza della morte, che assedia il protagonista Watanabe in una fase delicatissima come quella della transizione dall’adolescenza all’età adulta: Kizuki, il suo unico vero amico, si è suicidato dopo aver trascorso i suoi ultimi momenti con lui, e questo evento avrà una lunghissima eco a causa del rapporto, inquieto prima e tragico poi, che egli avrà con Naoko, la fidanzata del suicida.
Watanabe si innamorerà lentamente, durante lunghe e silenziose passeggiate per tutta Tokio, ma il suo sentimento assomiglierà sempre più ad una pena inflittasi, ad un giogo a cui voler rimanere avvinti quasi per punirsi di essere sopravvissuto al dolore. Naoko stessa, alla fine del romanzo, soccomberà al soffocamento, all’afasia che una fine insensata, come sempre appare il suicidio, fa penetrare nel cuore (oltre a quello di Kizuki, anche quello della sua sorella maggiore).
Il protagonista, grazie a quello che definisce “l’allenamento a vivere” (consistente nella disciplina indispensabile ad affrontare la monotonia della vita), ma anche per merito di Midori, ragazza frizzante, imprevedibile ed anticonformista, che lentamente si insedia profondamente nel cuore di Watanabe, attraversa faticosamente la palude esistenziale in cui i suoi sentimenti e una depressione strisciante lo hanno trascinato: con coraggio, nell’ultima pagina del libro, riesce a stringere quella mano che gli viene tesa e, azzerando il passato, decide finalmente di vivere.
Nonostante il tema sofferto e analizzato con una tagliente schiettezza e dovizia analitica, la lettura risulta davvero coinvolgente grazie alla continua alternanza di scene toccanti e drammatiche e di momenti assolutamente comici oppure strampalati o ancora teneri e delicati, restituendoci pienamente la caratteristica distintiva di quel periodo della vita in cui ci si appresta alla maturità, facendo sì che Watanabe rappresenti tutti noi, in continua oscillazione su una fune tesa che potrebbe spezzarsi da un momento all’altro ma che sta a noi percorrere fino in fondo.