senza consenso il desiderio ci scavalca, sulle ali solleva e scrolla le mani schiuse, le palpebre si preparano al pasto di polpette impiattate tra gelsi d’un orto capitato a caso
fosse dalla clausura evaso il pianto delle carni avrebbe sanato l’arsura di baci tra i vicoli
tu mi indichi quanto splende quella ringhiera tra i toni secchi dei calanchi, svegliandoci dalla nuvola sospesa di questa breve feria, e si arriva alla seria ricaduta nella febbre degli obblighi da cui se si potesse scappare
il calendario prescrive di brillare d’ardimento, ci sarà certo ammonimento a non inciampare