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dalle ondate di pianori e forre illuminate dal fiore di finocchiaccio, fino alla distesa d’acqua dove il sole smagliante accende di candore l’enorme massiccio di sale figliato dal mare, ed al centro Matera, la luce che lenta si fa languida giù nella voragine dell’abitato roccioso e lascia ai lampioni di indicarci il passo del ritorno
tutto intorno, non solo la monotonia di arginare, smontare, parare più colpi inattesi, ma anche collegare, svisare un sorriso, toccare con le parole dove duole e nulla può guarire, neanche schiarire con luce nuova che può accecare