L’estate ed il desiderio di rilassare le sinapsi stavolta mi hanno portato fuoristrada, su un sentiero che si poteva anche evitare e che consiglio a voi di non intraprendere, a meno che non vogliate abbandonarvi al cliché, al già letto e visto, all’incolore solita storia, e magari spegnere proprio l’organo cerebrale e scegliate questo libro giusto per far scorrere meglio i minuti che vi separano dal successivo bagno al mare.
Parlo di Strade di sangue, del giallista di Washington George Pelecanos, figlio di emigrati ellenici che, in questa storia abbastanza scialba di un poliziotto che, per liberare la sorella dal giro della droga, finisce per pestare i piedi più importanti e si fa ammazzare, adombra in maniera del tutto schematica e con uno stile di riflessione da bar sport la questione razziale, mai accantonabile, neppure in una metropoli variegata e teoricamente aperta come la capitale statunitense.
Per carità, nel noir imbastito intorno al detective Strange e l’ex poliziotto Quinn, nero e bianco, protagonisti monolitici e dal portamento alla John Wayne (non a caso, entrambi appassionati di libri e fil western) non manca nulla dal catalogo: il duro dal cuore complesso; la segretaria innamorata; i sobborghi fetidi della città; i locali dove si respira corruzione; la polizia venduta; i narcotrafficanti da operetta; il finale felice ma con una macchia di malinconia. Ma, come dicevo, tanto mestiere e niente guizzo, un lavoro portato a termine con onestà, ma nulla di più.
Molto meglio orientarsi altrove, di noir serio ce n’è, eccome.

George Pelecanos – Strade di sangue

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