COME PULCI TIGNOSE

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Non ci siamo proprio: due sere fa, a due passi dalle elezioni regionali e per il referendum sul taglio dei parlamentari, ho assistito su La7, all’ennesimo errore strategico di un paio di intellettuali (?) di sinistra (?) di fronte al serafico sovranista nostrano, il senator Salvini, intento a «sopportare stoicamente le angherie della gogna mediatica» (già mi sembra di leggerle così le giaculatorie dei fedelissimi del leader carroccesco, imbastite a social unificati dai suoi spin doctors d’accatto), perpetrate nei suoi confronti da Concita De Gregorio, aggressiva e ben poco incline al sarcasmo, che imbraccia il livore, anche scaturito anche da traversie giornalistiche personali, come un’arma ritenuta risolutiva, con l’unica conseguenza di farsela esplodere in faccia; e da Gianrico Carofiglio, magistrato che ha inopinatamente abbandonato la carriera giuridica per rinascere mediocre scrittore, che, con il suo broncio rugoso da concettuoso pensatore e con il ditino alzato a monito, ha interpretato goffamente il ruolo del maestro Perboni del libro Cuore, scivolando clamorosamente su un paragone tra Salvini e due dementi assassini di provincia tratti dall’efferata cronaca contemporanea, davvero indegno di un dibattito civile.
Questi non possono più essere i prototipi del pensatore progressista, che magari ha anche argomenti più che legittimi e accurati, ma che si ostina in una postura retorica che non può che irritare, respingere chiunque potrebbe essere (ri)conquistato alla causa antipopulista.
Un po’ di svagata ed eversiva ironia, niente paragoni strappacuore, una precisione d’attacco da schermidore, fondata su domande a cui l’imputato non può che rispondere “questo lo dite voi perché ce l’avete con me”, facendogli perdere la pazienza, l’aplomb e la corazza della risatina senza dargli scappatoie. E basta ad autoeleggersi primi della classe, quelli che hanno studiato ed hanno la verità in tasca e se fai il bravo te la mostrano, ma solo un po’, poiché solo loro ne sono i detentori gelosi. Molto meglio agire come pulci tignose nell’orecchio, a cui non puoi che dare ascolto, da cui non puoi difenderti se non grattandoti colpevolemente senza più difese, chiedendo forsennatamente ragione e trasparenza, ma non come puri contro corrotti, ma come persone che reclamano i propri diritti di uguaglianza e giustizia. Solo allora ci resterà ancora un’opportunità.

De Gregorio – Carofiglio

POST CONTROESTIVO

Come ci si sente a perdere la propria forma mentale, quello slancio pronto al criticismo ferino, che si sfamava cogliendo fulminea ogni preda di pensiero che sorgesse da anfratto? Delusi, ovviamente. E tanto lo si sapeva com’è: ci blandiscono con “ti ci vuole un po’ di relax”, poi ci ammoniscono “non puoi sempre leggere, fai qualcosa di più pacificante”, seducendoci con “hai provato a sdraiarti e lasciare che le tensioni scivolino via?”. Certo, per l’ampiezza di un sospiro ben spinto in fondo, ci siamo sdraiati e fatti lusingare dalle sirene, ma poi come uno schiaffo ben assestato il grugno della coscienza ci ha intimato “tonifica la parola” “tendi la freccia del pensiero” “allena lo spunto ironico” “attizza il fuoco della controversia”. Ci stavano soffiando via la lucidità, ma il piano è stato sventato, ora siamo tornati.

LA LEGGENDA DI SHIVA

non riesco a non essere lì, quando il collegamento sussulta e i frammenti di parola mostrano la rovina dei progetti, fino a valle, fino alle coste frustate dal vento che mareggia senza tregua e tu pensi, come finirà quando tutto finirà
t’hanno raccontato la leggenda di shiva che deve prima distruggere per ricostruire, rimontare tutti i pezzi anche se non precisamente come stavano, che l’acqua monderà e la respirazione è fondamentale per fiaccare la rassegnazione
ma tu sembri non crederci e la pietà non sarà pietra sufficiente per testata d’angolo, nel cuore della notte giri le lenzuola come una tenda per renderti conto ma non puoi e guardi, non puoi non guardare.

 

POESIA DEL NOSTRO TEMPO – ANNARITA ZACCHI

Per Ferragosto è uscita la mia quinta recensione per Poesia del nostro tempo: stavolta ho attraversato il cammino di scrittura dell’autrice toscana Annarita Zacchi. Buona lettura.

POESIA DEL NOSTRO TEMPO – MARCO TUFANO

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Il mese di luglio per me risulta sempre molto movimentato, perciò a volte alcune cose importanti mi sfuggono: come ad esempio, rimbalzare qui ciò ho scritto per «Poesia del nostro tempo» riguardo Granito e bauxite dell’amico Marco Tufano. Quindi, rimedio subito con l’apposito link:

Poesia del nostro tempo – Granito e bauxite

LO STOMACO DEL COSMO

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da questo ritaglio di mondo ci dispiaciamo che le stelle inciampino e si allontanino in direzione inversa a noi, quasi sprofondassero nello stomaco del cosmo fino a consumarsi nel succo nero del tempo, fratturato il ripiano d’eterno su cui stavano da sempre appoggiate
mentre noi ci disperiamo soli contro il risucchio che cancella i giorni alle spalle
ma ci incateniamo con le mani, le caviglie, le sedie, i commenti bisbigliati per non interrompere il concerto dei loro gesti, piano contrabbasso e batteria, per cui tutto fa appiglio pur di frenare la corsa, rallentare il giro delle costellazioni, trattenere il ritiro della notte