QUATTRO FOGLI DI SPESSA CARTA BIANCA

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Erano decenni, o almeno una quindicina d’anni, che non succedeva, tanto che non riuscivo a capacitarmene e, quando l’ho sfogliata e letta, mi sono davvero commosso.
Era una lettera: non una mail, non corrispondenza senza corpo, ma proprio quattro fogli di spessa carta bianca, coperti di una scrittura calda e precisa, di una voce che trasudava dal segno nero tracciato con gentile fermezza. Un poeta che ha letto Dai sentieri divorati e mi enumera con tutta schiettezza le sue perplessità, esortandomi a salvare il nucleo e sbucciare la poesia da ciò che oscuro eccede ed annebbia.
Mi ha toccato e fatto riflettere, e mi ha svegliato un campanello d’allarme che mi ero già sentito dentro ma che avevo un po’ attutito: troppo poco lavoro di pialla, e poca sicurezza nello scarto, per la voglia impulsiva ed avventata di spargere e raccogliere. Ma la gramigna radica e risalta all’occhio più della pianta sana, si sa, e tocca stare all’erta, più di quanto lo sia stato.
Ho ringraziato l’amico poeta per il colpo d’assestamento al timone e mi riprometto di emularlo strappando un po’ di concentrazione allo sperpero quotidiano per scegliere con cura la carta, seguire bene le righe (non certo il mio forte), incollare con precisione il francobollo e sperare che le parole custodiscano quella gratitudine che vorrei gli arrivasse pulsante, un corpo di idee che vorrei lo abbracciasse e lo ringraziasse da parte mia.

Parole su carta

NON S’INTERROMPE IL TUO ODORE

Sforbiciare e chiarire, spostare e riannodare, dopo più di quattro anni, è lavoro necessario per parole ancora valide:

la voce nell’angolo sgrana cieca sul filo
di sembianze nere, ma non s’interrompe
il tuo odore di nocciola calda africana
di arcana esclamazione che ammalia
nel solletico del vento occidentale
sfuggito a montagne da risvegliare

intendo scagliare la tua prigione di paure
giù dalla rupe, frantumarne i marmi
e meritarmi la pace di un invito

PAROLA DI MAURO

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pragmatico idealismo questo il morbo
macchia che strappa la candidatura
la via è quella che non raggiunge vette
però guarda nel burrone, ossessione
in cui ti rovistano revisione e dubbio

la missione infilarsi nello gnommero
pur restando muti insistentemente
rodere e sondare

Mauro e Marco

VEDERE CON PAROLE N.3

Il primo pomeriggio del 2022 lo abbiamo trascorso in una sala cinematografica non affollata quanto ci saremmo aspettati, per vedere il quarto capitolo di una trilogia chiusa quasi vent’anni fa, Matrix Resurrections. L’impressione ricevuta è un film nettamente diviso a metà: una prima parte fantastica, metanarrativa, crossmediale, una continua citazione e rielaborazione, una serie di piste che non conducono al nocciolo del problema, poiché la scelta resta continuamente sospesa: pillola rossa o pillola blu?
Poi il salto nel vuoto, di nuovo; un déjà-vu che si manifesta non come errore del sistema ma come alternativa reiterata, nella costruzione di una visione nuova, non più dualistica in cui la conciliazione è possibile, non nelle categorie di guerra o pace, bensì di convivenza superiore, tra umani e sintosenzienti (questa la definizione per le intelligenze artificiali, descritte nella trilogia come brutali profittatrici, e stavolta coadiuvanti alla sopravvivenza della nostra specie).
Interessante ma non coinvolgente: la caduta continua di tensione narrativa, la stanchezza spicciativa nel liquidare alcuni aspetti della vecchia Matrix, l’indugio un po’ troppo mélo sulla relazione Neo-Trinity, la messa in secondo piano del kung fu (fattore simbolico importante nei precedenti capitoli della saga delle sorelle Wachowski), un finale troppo da serie televisiva; tutto questo toglie tonicità alla pellicola e un po’ stanca sul lungo termine, ma valeva comunque la pena tentare, spiccare di nuovo il volo sopra i cieli virtuali di Matrix.

Matrix Resurrections

QUESTA BUFFA FERITA LETALE

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intanto che piovono giorni con intenso silenzio
sulla struttura si abbatte la corazzata percuote
il costato con una voce tesa sopra ogni curva
get away get away hanno sbarrato ogni strada
in fuori scattano le mani senza orientamento
nel dedalo di finali incrociati, una truffa
in cui inciampi e cadi oltre la balaustra
ma non importa questa buffa ferita letale
I don’t care I don’t care
I don’t care

Nirvana – Breed

INIZIO DI ANNO IN BUONA COMPAGNIA

Il miglior augurio che ricevo in questo inizio di 2022 è sapermi parte di un progetto, di un meccanismo che crea riflessione, analisi del mondo, un’estetica e una dialettica. Ringrazio Guido Garufi per avermi fatto partecipare a questo repertorio che non si limita a catalogare, ma restituisce un’immagine, delinea un’atmosfera, riecheggia le parole che tutte insieme, con impeto d’onda (quella marchigiana, di cui molti hanno parlato), irrompono nel panorama della poesia italiana.
Nei paraggi di Macerata, la trovate nella Libreria Giometti: un’ottima lettura. Se magari vi viene voglia di leggere cosa dice Garufi di quanto vado scrivendo, cercatemi a pagina 98-99!

La Poesia delle Marche