AL CENTRO MATERA

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dalle ondate di pianori e forre illuminate dal fiore di finocchiaccio, fino alla distesa d’acqua dove il sole smagliante accende di candore l’enorme massiccio di sale figliato dal mare, ed al centro Matera, la luce che lenta si fa languida giù nella voragine dell’abitato roccioso e lascia ai lampioni di indicarci il passo del ritorno
tutto intorno, non solo la monotonia di arginare, smontare, parare più colpi inattesi, ma anche collegare, svisare un sorriso, toccare con le parole dove duole e nulla può guarire, neanche schiarire con luce nuova che può accecare

DEGUSTAZIONI N. 38

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La memoria che fugge e vaga a ritroso per gli spazi dell’esperienza, ma che sempre ritorna in quello spiazzo che tutti ci portiamo nel cuore, dove tutti abbiamo capito quanto sia difficile gareggiare a Tutti contro tutti, sapendo bene che quello ci avrebbe atteso nella vita, ma senza più l’abbraccio finale che c’era da bambini, quello che ci univa e ci riportava tutti i giorni, alla stessa ora, con lo stesso impeto, nel perimetro che era anche palcoscenico e fondale. Questo ho respirato leggendo Lo spiazzo dell’amico Adelelmo Ruggieri, fine scrittore di versi e di prosa fermano, che mi ha fatto dono di questo racconto sottile che avvince chiunque abbia il senso del trascorrere irrimediabile di ciò che ancora vorremmo e che è prezioso proprio perché custodito nel ricordo.

MISTERO APERTO – LORENZO FAVA

Ecco il link della diretta dell’evento di ieri sera, per la rassegna “Mistero Aperto” curata da UMANIEVENTI, al B-nario di Montecosaro Scalo: per chi non ha potuto, per chi era troppo lontano, per tutti gli amici che c’erano e vogliono riascoltare

https://fb.watch/czwHbGt6CA/

CIECA LA PIETRA

tanto saremo mosaico fossile
ombra di quest’esperienza remota
risalendo le ere conterremo
silenzi anfibi e retorica greca
ci testimonierà cieca la pietra
sopra cui ora stampiamo odio
e tetra superbia, sarà monito
tonante di dolori, vacuo di effetti

E CERTO FRANCE’

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e certo Francé, abbiamo ragione completa: imperativo è sottrarci alle svolte irrevocabili, alle accademie di escursione, e tentare con mani ed olfatto dove meglio condurre questa cerca in cui si deve credere
inciampando nei cespugli, nei rovi più indocili, sapremo da soli quale radura raggiungere, dove infilarci per un fortunato fermento di rami e ali, quello che disegni contorni e scheletro di questo terrestre racconto
le tasche sempre riempite con le minute parole, provviste per passare dal giorno al giorno dopo senza troppa fame scontrosa, composte di segni disadorni che si addenseranno su massi, legni schiantati, carte salve per ostinazione, contro ogni sfoggio o spreco

IO SCELGO IL GRIMALDELLO

io non appartengo, preferisco di no
mi forniscono chiavi ed io scelgo
il grimaldello, luccica e affascina
le fredde stoccate di malinconia
che ci gravano da febbraio, giorni
più giorni in attesa che sfinisca
l’irruente realtà nelle nostre case
dormienti da un’epoca, parsa
lunga e sazia, ma che ovvio
aveva ancora fame di triturare

preferisco emulare lo scrivano
affacciarmi sull’orrore e leggere
con le mie mani, con la rabbia
che urla il vuoto vostro, le vostre
banalità da divano e giornale tv
far fare al pulsante lo scatto
e graffiare le pagine con occhi
che non mi sia scontato neanche
un piede, una nuca bucata
sempre contro la pietà per procura
sempre con addolorata, furente
disperata sincerità