QUALE RESIDENZA?

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Scrivendo dalle Marche, non posso che provare una grossa responsabilità nell’uso di questo lemma che, da Scataglini in poi, ha preso una funzione di chiarissima di indicazione di una direzione nell’interpretazione dell’esperienza e di una metodologia nello sviluppo di una stilistica ben precisa. Ma in questo caso quest’accezione mi interessa tangenzialmente, ed invece mi rivolgo più al Pagnanelli dei Preparativi per la villeggiatura e della lettura che il compianto Scarabicchi ne propone in Sporgersi ingenui sull’abisso (Vydia). Nell’opera omnia del poeta maceratese, la tematica che attraversa e sostanzia ogni testo è la percezione netta e straniante che la cifra fondamentale dell’essere umano è la sua transitorietà, l’inconsistenza che ci insidia da ogni lato, l’opzione imminente della dissipazione, e da questa puntualizzazione mi scaturisce un sintagma che sento davvero come un morso allo stomaco: una residenza provvisoria. Essa appare come un’antinomia profonda ma per me significa benissimo lo statuto di instabile permanenza che si illude di poter resistere ma che, infine, dovrà necessariamente cedere alla grande onda che si chiuderà melvillianamente sulla nostra piccola ed insignificante storia individuale.

POESIA DEL NOSTRO TEMPO – FRANCESCA MAZZOTTA

Dopo la toccante e proficua lettura dell’ultima silloge di Francesca Mazzotta, Gli eroi sono partiti, ne ho parlato nel mio aperiodico intervento su Poesia del nostro tempo: per chi voglia leggere, ecco il link all’articolo.

L’ARIA SI DISPERA

dietro la rupe si dissangua il giorno
mentre un rantolo siede sul cuore
gemono le sagome degli affetti
che affiorano dagli esangui declivi
incatenati alla notte, mentre
l’aria si dispera della morte
che incatena stagioni e destini

IN BOCCA IL SAPORE INQUIETO

stringiamo in bocca il sapore inquieto
di queste scaglie che seccano sulla sabbia
nella speranza che abbia nuovo colore
la frana venuta a piombare ogni sollievo

TRA LE MECCANICHE CELESTI

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nella fodera del passato sei un occhio
che fissa dalla parete ogni soffio e gemito
e si cala nel merito dell’amore, turbina
tra le vene di nuvole che nutrono il cielo
attrezzavi i sensi a riparare le meccaniche
celesti per un saldo turbine di armonia
ora ci sfugga occulta quella finale
beatitudine inquieta che ci hai suggerito

TRAGUARDO E PARTENZA

Premetto: questo è un post sentimentale. Perché ti tocca sotto le costole, in quel motore sanguigno che non è solo macchina; ti tocca quando in occhi altrui echeggia la sorpresa, la gioia disinteressata, l’orgoglio che provi se ti vengono riconosciuti il valore, l’ostinazione, la volontà di rinnovarsi e ripartire ad ogni ostacolo, la curiosità di scoprire e di portare allo scoperto ciò che germoglia in chi, giovane, ancora non sa di essere vita che scoppierà con rigoglio, anche grazie alle tue cure e alle tue intuizioni.
Ma tutto questo non è soltanto tuo, perché non sei altro che frutto di innesti, di deviazioni che spesso non hanno avuto sbocco, o almeno così ti pareva finché non sei salito più in alto, e dalla collina hai compreso che il tracciato era solo più tortuoso di quanto pensassi, ma che bastava insistere e aprire nuovi percorsi che tanto il traguardo sta lì ad attenderti.
Ma prima di continuare, prendi fiato e una boccata d’acqua, brindi al sole che ancora sorge e lo dici a voce alta, che tutti possano sentire: grazie. A chi mi disse che farmi continuare a studiare sarebbe stato uno sperpero inutile e a chi invece mi disse che per arrivare a destinazione era tutto da rifare, ma non c’era ostacolo per cui non si potesse rifare; a chi mi ha insegnato o fatto provare il gusto di dare agli altri, di trasmettere, di interrogare per comprendere, di costruire insieme; a chi mi ha aiutato a svestire la timidezza e mi ha liberato la voce dagli imbarazzi; a chi mi ha fatto sperimentare sugli altri ciò in cui non credo e che involontariamente mi ha incitato a lottare per ciò che credo essere il bene; a chi, da ogni angolo di mondo, mi ha lasciato quella tessera che completa il mosaico dell’esperienza; a chi mi ha dato i valori che pratico ogni secondo; a chi mi è compagno di pensiero e di esperienza; e soprattutto e sempre a chi mi ama per quello che sono e non potrei non essere.
E te lo ripeti, come innumerevoli altre volte: non si apre né chiude, si continua.