NOVESETTEMBRE

restare fino a farsi intrappolare dall’ombra, per stemperare la vampa che spira presto in cenere, nell’ora in cui tutti fuggono in acqua, lì la luce trema ancora un po’

ma l’illusione è più negli occhi che sulle onde: già tremano dell’abbandono, del ventoso silenzio d’autunno da cui difendersi in trincee di sabbia umida

IL SOLITO BILANCIO

per i metereologi l’estate è finita, ma ancora la pelle non ci crede, confida di poter aggiungere altri strati sul pallore e fare quel che si è fatto negli ultimi due mesi: scrivere poco e meditare di più, leggere abbastanza, ma non a sufficienza o quanto si vorrebbe, discutere e riflettere questo sì, magari con ausilio di pizza, vino, frescure serali spesso più agognate che conquistate, assistere a concerti e dibattiti, incontrare chi condivide gli stessi vizi e non vuole lasciare indietro nulla di intentato, e parlare, sempre scambiare e confrontare, come le figurine da ragazzini, con amore e passione
e il primo giorno di settembre festeggiare, alcuni sanno cosa, visitando una galleria (e prima una platea) di fotogrammi e mnifesti, di gingilli e attrezzi, di memorabilia da non perdere

DI NUOVO IN RADIO PER UNA SERA!

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Ti pervadono un orgoglio e una soddisfazione spropositati quando ti volti al tempo passato e vedi che tutto sommato sei stato bravo a mettere a frutto, e con risultati che puoi giudicare positivi, tutto l’accumulo di esperienze e abilità e la capacità di saper intersecare i campi del sapere e del lavoro. Tutti i mestieri praticati lasciano un segno imprescindibile nell’esistenza e spesso sono fondamenta solide e insolite per un futuro anche totalmente (o almeno apparentemente) divergente. La multiforme professione commerciale, la cura editoriale e pubblicistica, la divulgazione linguistica e culturale dell’italiano, persino l’animazione per bambini, tutto ha concorso a farmi crescere e diventare quello che sono adesso: ma soprattutto, la radio, il grande amore a cui domani sera, dalle ore 22, tornerò – scusate l’espressione ormai divenuta banale – in presenza, dopo dieci anni e più, grazie al caro amico Giuseppe Saggese e a Stazione41, emittente fermana che mi ospiterà per parlare del mio ultimo libro, Dai sentieri divorati, ma ancor più per divagare sul tema “Donne e sentieri”, tra letteratura, arte, natura, slow life e buon cibo… mi raccomando, ascoltateci in streaming!

mdp @ Stazione41

FRANCESCO ALLO SFERISTERIO

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fece appena in tempo a gettarsi dal cielo un granello dalle Perseidi, ed ecco che la voce gli uscì trafilata dall’armonica, la chitarra si scagliò ben chiara su ogni ordine dei palchi in penombra, la maglietta verde lo faceva ragazzo, sotto al cappello un paio di lenti scure, ma sembrava ci guardasse tutti dritti negli occhi, senza trucchi, solo un paio di scherzi sui ricordi e le proporzioni che cambiano, anche sull’amicizia, ma quella no, il suo colore non si screpola

Francesco De Gregori

SAN SALVO MARINA / 2

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non arresta la vita il cuore
esplora alture afose sere salate
mette sotto le ruote
scuote strade pericoli scampati
e ancora da scampare

ma dalle onde appare la moria
della specie in forme plastiche
niente posa, niente apoteosi
delle sorti presuntuose, ossessive
della distruzione nella luce corrosa

SAN SALVO MARINA / 1

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nell’ombra che bascula lungo le onde
hai scolpito quella requie immota che
solo in un metro d’acqua puoi pescare

ma tralasci il penare del berretto
sudato sopra una testa altrettanto,
occhi che acchiappano tegole e rischio

uno schianto sulla morte dal tetto
che scotta già troppo a quest’ora d’ombre
puntate all’occidente promontorio