POESIA E MUSICA PER “LUGLIO COL BENE CHE TI VOGLIO”

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Ieri sera, dalla Biblioteca comunale di Montecosaro (MC), insieme al grande amico e bravissimo poeta Alessio Alessandrini abbiamo dato vita ad un reading a due voci, organizzato dal circolo Arci “Gong” di Gorizia e da Fare Voci Gorizia di Giovanni Fierro. Insieme a noi anche la musica intimista e graffiante di Kendra Hy per una diretta streaming che ha dimostrato la consueta, inesausta volontà, portata avanti anche con UMANIEVENTI, di far dialogare le forme d’espressione, tentando un intreccio di linguaggi e suggestioni.
La diretta è stata registrata e qui sotto trovate il link di Youtube:

DEGUSTAZIONI N. 33

Da diversi anni girava per le librerie di casa, probabilmente cercando di non disturbare o farsi notare il meno possibile, cosa assai difficile visto il rosso acceso della sua copertina. E, in questi primi giorni di riposo dalle fatiche scolastiche, non è sfuggito alla mano che aveva ormai deciso: l’ho preso e l’ho letto davvero velocemente, anche per la curiosità che mi spingeva da tempo verso questo autore, di cui colpevolmente non avevo ancora letto nulla.
In molti mi hanno detto che Norwegian wood è un libro anomalo nella produzione di Murakami, più avvezzo ad una dimensione surreale ed onirica, mentre qui vediamo un aspetto più personale e introspettivo dell’autore, che si misura con i nodi fondamentali dell’esistenza umana. Questo libro è impregnato dall’imponente presenza della morte, che assedia il protagonista Watanabe in una fase delicatissima come quella della transizione dall’adolescenza all’età adulta: Kizuki, il suo unico vero amico, si è suicidato dopo aver trascorso i suoi ultimi momenti con lui, e questo evento avrà una lunghissima eco a causa del rapporto, inquieto prima e tragico poi, che egli avrà con Naoko, la fidanzata del suicida.
Watanabe si innamorerà lentamente, durante lunghe e silenziose passeggiate per tutta Tokio, ma il suo sentimento assomiglierà sempre più ad una pena inflittasi, ad un giogo a cui voler rimanere avvinti quasi per punirsi di essere sopravvissuto al dolore. Naoko stessa, alla fine del romanzo, soccomberà al soffocamento, all’afasia che una fine insensata, come sempre appare il suicidio, fa penetrare nel cuore (oltre a quello di Kizuki, anche quello della sua sorella maggiore).
Il protagonista, grazie a quello che definisce “l’allenamento a vivere” (consistente nella disciplina indispensabile ad affrontare la monotonia della vita), ma anche per merito di Midori, ragazza frizzante, imprevedibile ed anticonformista, che lentamente si insedia profondamente nel cuore di Watanabe, attraversa faticosamente la palude esistenziale in cui i suoi sentimenti e una depressione strisciante lo hanno trascinato: con coraggio, nell’ultima pagina del libro, riesce a stringere quella mano che gli viene tesa e, azzerando il passato, decide finalmente di vivere.
Nonostante il tema sofferto e analizzato con una tagliente schiettezza e dovizia analitica, la lettura risulta davvero coinvolgente grazie alla continua alternanza di scene toccanti e drammatiche e di momenti assolutamente comici oppure strampalati o ancora teneri e delicati, restituendoci pienamente la caratteristica distintiva di quel periodo della vita in cui ci si appresta alla maturità, facendo sì che Watanabe rappresenti tutti noi, in continua oscillazione su una fune tesa che potrebbe spezzarsi da un momento all’altro ma che sta a noi percorrere fino in fondo.

IL DONO DI ASCIUGARE

alla luce fendente da spiaggia di stamani domando il dono di asciugare ogni scoria, di detrarre questa sfoglia ruvida che lacera ad ogni smorfia – quella che ti obbliga a sorvegliarmi come fossi un ordigno
solo mi arroventa il desiderio che espellessi l’apprensione di avvolgermi in piombo e salvare le giornate irradiate dal mio nucleo instabile

NOI CHE SCAPPIAMO

Ed ora come funziona? come cambiano le cose? siamo stati terrorizzati, ma non dal virus, non dal rischio delle vite, non dalla regressione del nostro senso di sicurezza nel mondo, non dalla privazione di conoscere, intrecciare, mescolare la nostra nozione alle realtà molteplici di cui è composta l’umanità. No, tutto questo è una perdita calcolata e tollerabile, no, il vero dramma è un altro, è come rimettersi sulla strada del consumo, dello sperpero, della devastazione, del voluttuoso pencolamento sopra la vertigine, sullo sprofondo.
Quando invece la chiave di ribaltamento dovremmo essere soprattutto noi che siamo pungolati da una vita, noi che scappiamo senza mai aver visto davvero cosa ci stia inseguendo, in un’ossessione di soccombere che ha annientato la volontà di voltarsi e ringhiare in faccia al nostro terrore. Noi che sentiamo sbriciolarsi la strada da entrambi i lati, come una miccia che incenerisce senza scampo, non ci accorgiamo della deviazione che spazia tra le distese di foreste, rifugio che risucchia e difende.
Certo, rassicura di più, per questa generazione tremante, il gancio infilato nella gola, essere trascinati dal nostro stesso livore ad impolverarci nella rassegnazione, senza conoscere metodologie sovversive per combattere ciechi ma assetati di rivincita. A sipario calato però, neanche gli applausi ci verranno concessi, ma solo una voragine senza voci, senza la gioia quasi puerile della salvezza, senza la vita che prosegue il suo brusio.

SPOSTARE UNA SPALLA

Dietro richiesta, ho scritto qualcosa che raccontasse il rapporto tra me e la mia anima, e questo è ciò che mi è riuscito:

negli incontri sfiorati avremmo potuto
spostare una spalla mostrandoci disposti
al contatto di unghie, nocche, punte
dei gomiti, a chiarire gesti fraintesi
aprire un rito di parole, cortesie da tè
commentando pasticcini per sfoltire
la diffidenza – sarebbe parsa la distanza
solo una trappola a cui ci congratulavamo
di essere sfuggiti
invece le occasioni
sono tutte sfumate, il tè freddo nel lavandino
neanche una briciola è stata morsa e per le scale
estranea anche l’educazione di un cenno,
un attestato di esistenza

POESIA DEL NOSTRO TEMPO – ANTONIO BUX

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Esce oggi il mio terzo contributo alla rivista online di ricognizione di poesia attuale, «Poesia del nostro tempo». Oggi vi presento la penultima raccolta di Antonio Bux, Terza persona interiore, che mi ha particolarmente colpito per la potenza immaginativa e il dettato ardito e penetrante, che dialoga senza schermi né remore con il mondo di cui si circonda l’io poetante.

Poesia del nostro tempo – Antonio Bux