POESIA DOMANI N. 151

Torna col mese di settembre l’appuntamento fisso del mercoledì con la poesia di ieri, oggi e soprattutto domani, e cioè Poesia Domani. Oggi vi parliamo di un libro e di qualche appuntamento di fine estate per poter continuare a parlare di lavoro poetico.
Per iniziare, vi diamo segnalazione del bellissimo volume di Simone M. Bonin, pubblicato dalla casa editrice marchigiana Arcipelago Itaca Edizioni, opera prima del giovane poeta cosmopolita (Simone vive infatti in Danimarca) dal titolo Tratti primi, in cui egli intavola un’esplorazione commossa ma lucidissima del mondo, inteso come cosmo pulsante e corrispondente alla nostra sensibilità. Ne risulta un lavoro sulla ricerca interiore e contemporaneamente un’inchiesta sull’essenza che trasfigura il dato reale in visione simbolica e parola assoluta.

Qualunque cosa fosse
l’ho sotterrata in un fosso
ho fatto un cerchio nell’aria
e ho scagliato d’impulso il sasso

un movimento d’elastico e il corpo
si fa molla – lontano, dicevo, va lontano

“Tanto poi sbuco fra le dita della tua mano”.

Per quanto riguarda ciò che si organizza in giro per l’Italia, vi invitiamo a prendere parte ad alcuni eventi, già a partire da stasera: alle 21.30, a Bologna si saluta l’estate, che ci aspetta di nuovo tra nove mesi, al Macondo, storico locale notturno di Bologna, con una serata dal titolo significativo, “Arrivederci, amore ciao”, un incontro tra musica e poesia, durante la quale le canzoni d’autore (cover e inedite) cantate da Federico Aicardi, Fabiano Naressi, Nadia Belfiore e Michele Tiso, si fonderanno ai recital malincronici (poetici e non) curati da Luca Cerretti (un tempo noto come Narcotico Poeta).
Restiamo sempre in Emilia, ma ci spostiamo a Vignola (MO), per il locale Poesia Festival che inaugura, sempre stasera, la sua tredicesima edizione con un incontro molto importante, al Teatro Ermanno Fabbri alle ore 21, tra i versi estrosi e multiformi di Patrizia Valduga e la riflessione a tutto tondo sui rapporti tra la poesia e le altre arti di un filosofo di fama internazionale come Massimo Cacciari. I due protagonisti saranno accompagnati da uno dei flautisti più apprezzati a livello internazionale, Andrea Griminelli, che offrirà le suggestioni più delicate e appassionate dal suo repertorio.
Oltre a consigliarvi di seguire i molti altri eventi di questa rassegna, per finire vi raccomandiamo anche la presentazione che si terrà nel pomeriggio di lunedì prossimo a Firenze, nello storico Gabinetto Vieusseux, alle ore 17, quando si parlerà del volume uscito l’anno scorso per i tipi di Interlinea, dal titolo Amelia Rosselli: biografia e poesia, alla presenza dell’autore, Stefano Giovannuzzi, accompagnato dagli interventi di Laura Barile, Cecilia Bello e Niccolò Scaffai.

Poesia Festival Vignola

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SILVIO – DA E PER JORDI VALLS POZO

Settembre porta i frutti delle stagioni calde e degli incontri fervidi, pieni di parole e idee. Riprendiamo le attività con la versione di un testo indirizzatomi dal grande poeta catalano Jordi Valls Pozo, amico conosciuto al Festival della Poesia di Bucarest, con cui lo stesso ritmo di pensiero ed emozione ha intessuto un rapporto di speculare comprensione. Vi propongo quindi questa prosa, dal tema molto vicino all’Italia, che lui mi ha inviato in catalano e spagnolo, ed io ho cercato di rendere al meglio possibile in italiano:

SILVIO

Després de la lluita grecorromana el van abduir els alienígenes, com que no sabien ben bé que fer-ne, el van dipositar al magatzem de la nau i el van aparellar amb tota mena d’éssers interplanetaris. Farts de suportar les ensucrades melodies d’un incomprensible enyor terrícola, el van retornar, vint segles més tard, al seu lloc d’origen. En poc temps es va espavilar en el nou medi, tot beneïnt el progrés material en estimar el fracàs de la fraternitat humana com un mal menor. A la lluita grecorromana el què millor es desentortolliga és qui fa la última clau. I canta, seductor, sentint la sirena llençant-se al mar des de la roca, atrapada a la gola de vellut del milhomes. En aquest món de mones el més llest s’emporta l’oli.

*

Después de la lucha grecorromana los alienigenas lo abducieron, como no sabían que hacer con él, lo depositaron al almacen de la nave y lo aparejaron con toda especie de seres interplanetarios. Hartos de soportar las empalagosas melodías de una incomprensible añoranza terrícola, lo retornaron, veinte siglos más tarde, a su lugar de origen. En poco tiempo se aclimató al nuevo medio, bendiciendo el progreso material al valorar el fracaso de la fraternidad humana como un mal menor. A la lucha grecorromana el que mejor se desata del otro es quien hace la última llave. Y canta, seductor, sintiendo la sirena lanzarse al mar desde la roca, atrapada en la garganta de terciopelo de macho alfa. En este mundo de simios el más listo se lleva el botín.

*

Gli alieni lo catturarono dopo la lotta grecoromana, siccome non sapevano che farsene, lo depositarono nella stiva della navicella e lo accompagnarono ad ogni specie di esseri interplanetari. Stufi di sopportare le paludose melodie di un’incomprensibile nostalgia terricola, lo restituirono, venti secoli dopo, al suo habitat naturale. In breve tempo si acclimatò al nuovo mezzo, benedicendo il progresso materiale, nella stima del fracasso dell’umana fratellanza come male minore. Nella lotta grecoromana chi si divincola meglio dall’altro è chi fa la mossa vincente. Ed ora canta, da seduttore, sentendo la sirena gettarsi a mare dalla rupe, incatenata alla gola di velluto da maschio alfa. In questo mondo di scimmie la più svelta s’intasca il bottino.

Jordi Valls Pozo

FERMI AFFACCIATI

ci trovavamo di fronte allo spettacolo
nell’arco calmo del pomeriggio
fermi affacciati alle falde della felicità Continua a leggere

LASSÙ DOPO POCO MENO DI UN ANNO

sembrava che quelli senza più paese fossimo noi: trascinandoci tra vicoli, piazze, negozi immobilizzati, tettoie posticce, pietre riposte in catalogo di ipotesi da ricomporre, porte intelaiate per evitarne la rovina, cercando con gli occhi la sagoma infranta che ora lasciava vedere inquadrature di cielo che, da quelle angolazioni, mai. abbiamo avuto voce per parlare solo per allusioni, per groppi ed incidenti, e loro invece con accenti asciutti e occhi eretti ad elargirci serene direzioni di prosecuzione, di pace fatta col sussulto che ha sfondato tutti i loro destini. arrivati in vetta al disastro, dove il villaggio non esiste che per tre roulotte in cerchio ed una nuova geometria delle case, fluttuante, ondulata sopra l’altopiano rettilineo, resta ancora un’ampia terrazza di sole che sfida il freddo d’altura e magliette di resistenza, senza lacrime di retorica, anzi, vino rosso in mano, una pertica per giochi semplici in ilarità generale, foto ad ogni gesto e arrivederci a domani, perché domani riaprirà l’alba, i cavalli s’arrampicheranno di nuovo per i dirupi, i semafori non impediranno di vivere e cucinare e mietere e guardare oltre le fratture.

da Castelluccio

DOPO UNA SERATA DI POESIA IRANIANA

tu goccioli dal balcone come dopo intense piogge
ed io bevo da sotto, dal fondo di questa notte
che straripa della tempesta di luna liquefatta
nel vedere che grondi lacrime e non sappiamo otturare
il crepitio di imprecisioni, di verdetti incauti
di cui ci siamo inondati senza la minima ragione
con la furia della stella che si è imposta
di sparire nelle schegge di vapore della nuvola
nel sopore della furia che avvolge buia

DEGUSTAZIONI N. 24

L’estate ed il desiderio di rilassare le sinapsi stavolta mi hanno portato fuoristrada, su un sentiero che si poteva anche evitare e che consiglio a voi di non intraprendere, a meno che non vogliate abbandonarvi al cliché, al già letto e visto, all’incolore solita storia, e magari spegnere proprio l’organo cerebrale e scegliate questo libro giusto per far scorrere meglio i minuti che vi separano dal successivo bagno al mare.
Parlo di Strade di sangue, del giallista di Washington George Pelecanos, figlio di emigrati ellenici che, in questa storia abbastanza scialba di un poliziotto che, per liberare la sorella dal giro della droga, finisce per pestare i piedi più importanti e si fa ammazzare, adombra in maniera del tutto schematica e con uno stile di riflessione da bar sport la questione razziale, mai accantonabile, neppure in una metropoli variegata e teoricamente aperta come la capitale statunitense.
Per carità, nel noir imbastito intorno al detective Strange e l’ex poliziotto Quinn, nero e bianco, protagonisti monolitici e dal portamento alla John Wayne (non a caso, entrambi appassionati di libri e fil western) non manca nulla dal catalogo: il duro dal cuore complesso; la segretaria innamorata; i sobborghi fetidi della città; i locali dove si respira corruzione; la polizia venduta; i narcotrafficanti da operetta; il finale felice ma con una macchia di malinconia. Ma, come dicevo, tanto mestiere e niente guizzo, un lavoro portato a termine con onestà, ma nulla di più.
Molto meglio orientarsi altrove, di noir serio ce n’è, eccome.

George Pelecanos – Strade di sangue