POESIA DEL NOSTRO TEMPO – ROBERTO R. CORSI

A breve distanza dal precedente, Poesia Del Nostro Tempo pubblica una nuova recensione che ha per oggetto La perdita e il perdono, ottima prova editoriale del grande poeta e conoscitore di poesia Roberto R. Corsi: da leggere!

DEGUSTAZIONI N. 36

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Il continuo stato di dubbio, la relatività dei punti di vista, la precarietà del piccolo individuo di fronte ad un fantomatico potere che tutto pervade, il senso angosciato di controllo e la totale impossibilità di fiducia nel nostro prossimo più intimo, specialmente se si tratta di una moglie (visto il genere maschile di tutti i protagonisti). Questi i temi che ossessionano Philip K. Dick in questa selezione dei racconti che hanno avuto successo cinematografico, pubblicata qualche anno fa da Fanucci ed uscita nel 2011 nell’occasione della produzione del film I guardiani del destino, da cui prende il titolo (in originale The Adjustment Bureau). Insieme alla short story eponima, ritroviamo titoli che hanno fatto la fortuna della cinematografia statunitense come Total Recall e Minority Report, e a ragione, vista la qualità immediatamente riconoscibile, basata su una trama serrata, su un tono allucinatorio ed angosciato che mette il lettore in fuga infinita insieme ai protagonisti, braccati da un’ansia di chiarire la loro innocenza che sicuramente ha un aggancio nella biografia di Dick. Merita davvero la lettura, nonostante mi si parso di incontrare troppe incertezze di traduzione, probabilmente imputabili alla confezione affrettata in concomitanza con l’appuntamento al cinema. Giustificazione davvero discutibile, ma senza farci troppe domande godiamoci la bravura di uno dei più grandi narratori di fantascienza.

UN ANNO CON POESIA DEL NOSTRO TEMPO

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Da sempre ma di più di recente, descrivere poesie è un’attitudine, una ruspa personalissima per la pigrizia di non armeggiare con i propri bulloni e pinze, spremendo da manufatti altrui un olio che nutre ingranaggi inediti, compiendo quell’incastro prezioso che per qualcuno è recensione, per me avvitamento di due progetti che parlano le loro distinte istruzioni di vivere con inflessione accomunabile.
Per commemorare l’apertura del cantiere ma anche per esortarmi a proseguire, ecco quel che si è edificato:
Alessio Alessandrini, I congiurati del bosco
Jacopo Curi, L’immagine accanto
Antonio Bux, Terza persona interiore
Marco Tufano, Granito e bauxite
Annarita Zacchi, Utopie del corpo
Angelo Scipioni, De renuntiatione
Pasquale Pietro Del Giudice, Piste ulteriori per oggetti dirottati
E presto arriverà qualche altro mattone per costruire ponti di parole.

Poesia del nostro tempo

POESIA DEL NOSTRO TEMPO – PASQUALE PIETRO DEL GIUDICE

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In questi giorni è uscito un mio articolo sul bel libro dell’amico Pasquale Pietro Del Giudice, pubblicato ormai due anni fa, ma tanto le buone poesie non invecchiano mai! Per poterlo leggere, cliccate sull’immagine.

Poesia del nostro tempo – Pasquale Pietro Del Giudice

DEGUSTAZIONI N. 35

Non so più da quanti anni mi fissava ogni volta che gli passavo accanto e finalmente ho sentito che era il momento adatto per fare conoscenza. Dopo almeno dieci anni dalla lettura di Attraversamenti, torno alla poesia torbata e minimale, finemente rurale di Seamus Heaney con District e Circle, edizioni Lo Specchio del 2011, e ripeto un’immersione nel turgore frondoso del verso esatto, che dice i nomi e le topografie dell’esperienza, che raduna i diversi cronologici del narrare nel nucleo denso e ribollente dell’emozione intatta soffiata in parola.
Come sfogliare velocemente ma con affetto inscalfibile una collezione preziosa di fotografie e volti, di strade, abitazioni e cespugli, stralci di natura matericamente palpitante e di umanizzazione non invadente ma cocciuta. Tutto panneggiato sulla pagina con una tenacia da scalpellino, o da vangatore che disseppellisce storie strato dopo strato, nella consapevolezza dell’imminenza del finire, del dover rivoltare l’ultima zolla e spegnere l’ultimo lume.

Seamus Heaney – District e Circle

SCALANDO LA NEBBIA

ti senti ingrato ad estinguere la tua sete d’inseguimento soltanto nella collosa ordinarietà di un asfalto che induce ispezioni brevi, che ingloba fino al collasso quel destino di sguardo alto, a catturare alberi, zolle brune, ruderi di un ritmo rurale ormai assaltato dalla possessione del progresso che ferisce i terreni, li infilza di sementi dalle efficienti promesse.
ma stamattina tutto è immobilizzato: monta la nebbia dal ventre dell’autunno e cerne tra i tuoi obblighi e l’imperativo su cui da sempre fai perno. Allora non rischi, lasci sfilare il ritardo giù dal sorriso, rileghi i ricordi, li riponi a scaffale dopo che sfiorarli ti ha sfamato, ti salvi da svanire in un corpo che può soltanto decomporre