mi opprime la tenaglia della necessità di un rilancio dell’allegria, lo scuotimento impresso da una mano appoggiata alla spalla per farci complici di uno sfiato d’ilarità, mentre chi ci sta di fronte piazza una mina di umorismo che strappa le tramaglie di un tedio che, sebbene non lo si voglia, ci si avvinghia più di un intrico verde in una foresta inviolata
il rocchetto delle inessenzialità quotidiane sega la gola, una contusione viene provocata al respiro che fa il cuore eccentrico, lo incardina su assi tanto ardui quanto scivolosi del fango di cui questa uggiosità estenuata dei giorni li cosparge
mi affatica perfino la contrazione del gesto facciale, la misura entro cui contare per ridurre, ammansire e smussare, ma ne riconosco necessità e opportunità, quindi spalanco ossigeno nonostante il rigore del clima, attendo che il serbatoio assorba quanto ingoiato e sprigiono la scoria del sospiro