VEDERE CON PAROLE N. 2

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Ci ho messo quasi due anni per tornare a parlare con coerenza di film visti, tra cinema e piattaforme digitali, ma alla fine (d’anno) ce la faccio: dopo che a dicembre in sala mi sono dato all’action italiano con Freaks out e Diabolik, dal divano, a causa della distanza dal cinema più vicino in cui era proiettato, mi sono gustato quello che sembra essere il caso dell’anno sui social media, e cioè la corrosiva commedia americana Don’t Look Up. Essendo la prima opera di Adan McKay in cui mi imbatto, e non essendo propriamente un animale da tastiera (lo si capisce dalla rarità di post in questo aperiodico blog), mi sono astenuto dalle battaglie a suon di commenti caustici o entusiastici su Facebook, limitandomi a sottoscrivere due aggettivi di un caro amico cinemaniaco: “chiaro e diretto”.
Sì, così mi è sembrato questo film sulla difficoltà umana di attenersi ai fatti e la continua distrazione da essi attraverso una narrazione che ricostruisce, sostituisce, vela la vista o addirittura acceca, filtrando la nostra percezione soprattutto in caso di pericoli imminenti ed ineludibili. Cast stellare per un film in buona parte serrato e avvincente, intelligente nella satira che non risparmia nessuna categoria, dallo scienziato ammaliato dalla fama, all’idealista che rinuncia alla lotta solo perché sente ferito il suo amor proprio. In mezzo c’è una casistica numerosissima di più o meno buoni, e ancor più di cattivi stupidi e miopi, appartenenti ad una demenziale classe politica, composta da idioti sicuri di farla franca ma con poche chance che questo accada.
Mi sembra che l’ultima mezz’ora di film si dilunghi troppo nell’attesa della catastrofe, fatto che ho interpretato come atto metanarrativo di analisi della speranza irrazionale che qualcosa cambi miracolosamente all’ultimo minuto, che pervade buona parte dei personaggi e che sembra essere la malattia contemporanea. Tuttavia, nel complesso, risate e riflessioni ci sono e in abbondanza, quindi consiglierei di programmarne la visione… senza però poi scatenarvi sui social!

Don’t Look Up

DOVE NULLA ODORA DI CERTEZZA

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nello scompiglio delle onde il cassero
si erge immobile come in un alternative rock
degli anni novanta, la rabbia nella voce
che sfonda le barriere di tolleranza, lo sguardo
che si àncora al vuoto
di fronte
dove nulla odora di certezza

Placebo

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MISTERO APERTO – TERZO APPUNTAMENTO

In questa terza serata, “Mistero Aperto” si trasferisce in collina, nell’affascinante centro di Montecosaro alto, nella Sala Consiliare del Palazzo Comunale, per proporvi come al solito tanti interessanti spunti: due giovani e promettenti poeti, una marchigiana (Elisa Des Dorides) ed uno piemontese (Jacopo Mecca), un cantautore (Andrea Castiglioni) con il suo nuovo progetto musicale e, come al solito, letture, suggestioni, riflessioni, piacevoli curiosità per la vista, l’udito ed il palato che vi faranno vivere un’esperienza stimolante in un accogliente momento dedicato alla partecipazione.
Ingresso libero con green pass, prenotazione obbligatoria al 3495753241.

DURANTE LA RIUNIONE NEOIMMESSI

ci si è salvati in capriola come abili spie sfuggite dal freddo, abituati a vivere anche più di due volte, quella volta che schivammo i giorni di falce lanciati a stralciarci le intenzioni
successe durante quella notte spoglia in cui fissammo a lungo la luna: la sua luce piena si mosse e svuotò la volta scoprendo i fili ad allineare il nostro zodiaco
probabilmente la lama era smussata e lo strappo ai tendini sarebbe stato ancora più urlato, una fitta a morte che ci dovevamo evitare per avventurarci ancora giù per la rampa di slancio

Solo il penitente potrà passare

ALLO SCAVALCARE DEL GIORNO

era ancora una curva che indovina dove si aggrappa la nebbia, non un nodo fermo che nega tutte le pagine precedenti, obliando la storia che si è arrampicata fin qui
era tutto molto prima, allo scavalcare del giorno dietro quelle creste dove senti cristallizzati tanti di quei ricordi da non avere zaino capiente a sufficienza
era e da molto tempo non è, al limite ci si può arrestare da un lato della cordigliera e sporgersi sopra i villaggi gettati nel dirupo, cantare un rimpianto e sperare che arrivi

sotto al Vettore

SPOGLIATE ORMAI LE ROSE

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la percussione del pistone che sa di porpora profonda avvince la discesa sulla quale derapiamo tempi e fasi, risucchiandoci il vortice sempre più fitto di sterpi e gorghi di rovi, fin a dove si lacera quella melodia che ormai intendiamo perdersi, annebbiata la visuale dal manto cupamente oleato di queste epoche melmose, spogliate ormai le rose che illuminavano il nostro giardino non più verde né invidiato